Chi siamo

Chi siamo? In quale direzione vogliamo indirizzare i nostri figli? A quale civiltà si sentiranno di appartenere? In quali valori potranno credere? Riscopriranno il valore della solidarietà o cadranno nell’individualismo? La civiltà Mediterranea, quella che ha gettato le fondamenta del mondo occidentale; quella che ha dato valore alla storia d’Italia e delle nazioni del mare nostrum. Noi crediamo che esista ancora e che non sia tramontata. La Nuova Civiltà Mediterranea: storia, cultura e tradizioni che sono colonne portanti delle società occidentali e dell’Europa. L’Italia è una Civiltà Mediterranea e lo è sempre stata oltre ogni divisione politica.

13 maggio 1978: legge Basaglia 40 anni dopo.

Anche il Prof. Franco Basaglia ha intuito l'importanza terapeutica del Territorio come contesto familiare, lavorativo, relazionale, sociale e storico in cui ognuno nasce, cresce e vive. Il merito di questo psichiatra è stato quello di aver assicurato rispetto e dignità alla persona malata di mente. La legge che porta il suo nome è stata
in parte disattesa nei quaranta anni trascorsi dall'entrata in vigore, tanto che è perfino superfluo sottolinearne l'applicazione solo parziale e spesso formale.La mancata integrazione, inoltre, dell'Ospedale con il Territorio provoca dimissioni non organizzate con ripercussioni negative per i pazienti e per le famiglie. Il raccordo con la rete integrata dei servizi sanitari e sociali territoriali dovrebbe essere fondamentale per assicurare la continuità del percorso di cura e di assistenza.

Il malato di mente continua spesso ad essere spogliato anche dei diritti civili elementari, quale il diritto alla privacy ed al riserbo relativamente ai dati personali.
Di fatto si può sapere quando e chi è diventato un "pubblico matto" , ma l'importante per l'istituzione è che si sappia a voce bassa e con bonaria discrezione. Un altro diritto violato consiste nella mancanza della libera scelta dell'assistenza. Il malato di mente non ha la possibilità, come tutte le persone affette da altra malattia, di scegliere dove farsi visitare o essere ricoverato, in quanto deve rivolgersi solo e sempre al Pronto Soccorso più vicino. Capita di assistere ad un metropolitano via vai anche notturno di ambulanze con pazienti che necessitano di un ricovero dopo aver esposto più volte e a più medici le proprie intime angosce, disperazione se non deliri ed allucinazioni. Il crescente livello di gravità dei pazienti è legato alle precarie condizioni di vita, come per esempio un aumento delle condizioni di
marginalità sociale, favorendo fenomeni di acuzie psichiatriche di particolare intensità e l'aumento delle richieste di aiuto. Il personale Dsm è rappresentato da 29.260 unità. Al di sotto dello standard di almeno 1/1500 abitanti indicato dal Progetto obiettivo di tutela della salute 1998/ 2020. E' necessario provvedere al
potenziamento dei posti letto negli S.P.D.C. per l'accoglienza dell'emergenza psichiatrica. La mancata integrazione, inoltre, dell'Ospedale con il Territorio provoca dimissioni non organizzate con ripercussioni negative per i pazienti e per le famiglie. Il raccordo con la rete integrata dei servizi sanitari e sociali territoriali dovrebbe essere fondamentale per assicurare la continuità del percorso di cura e di assistenza. Il ruolo della famiglia è fondamentale. I familiari dovrebbero avere un riconoscimento adeguato e non semplice appendice perché " se lui sta bene, sto bene anch'io".

Affinchè ogni cittadino sia concretamente in grado di valersi dei diritti che la Costituzione definisce inviolabili occorre che si determini la rooseveltiana liberazione dal " bisogno" e dalla " paura" ed occorre che a tutti sia dato un minimo di garanzia sociale nel rispetto della dignità.

https://www.quotidiano.net/cronaca/legge-basaglia-1.3904067

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13 maggio 1978: legge Basaglia 40 anni dopo.

Anche il Prof. Franco Basaglia ha intuito l'importanza terapeutica del Territorio come contesto familiare, lavorativo, relazionale, sociale e storico in cui ognuno nasce, cresce e vive. Il merito di questo psichiatra è stato quello di aver assicurato rispetto e dignità alla persona malata di mente. La legge che porta il suo nome è stata
in parte disattesa nei quaranta anni trascorsi dall'entrata in vigore, tanto che è perfino superfluo sottolinearne l'applicazione solo parziale e spesso formale.La mancata integrazione, inoltre, dell'Ospedale con il Territorio provoca dimissioni non organizzate con ripercussioni negative per i pazienti e per le famiglie. Il raccordo con la rete integrata dei servizi sanitari e sociali territoriali dovrebbe essere fondamentale per assicurare la continuità del percorso di cura e di assistenza.

Il malato di mente continua spesso ad essere spogliato anche dei diritti civili elementari, quale il diritto alla privacy ed al riserbo relativamente ai dati personali.
Di fatto si può sapere quando e chi è diventato un "pubblico matto" , ma l'importante per l'istituzione è che si sappia a voce bassa e con bonaria discrezione. Un altro diritto violato consiste nella mancanza della libera scelta dell'assistenza. Il malato di mente non ha la possibilità, come tutte le persone affette da altra malattia, di scegliere dove farsi visitare o essere ricoverato, in quanto deve rivolgersi solo e sempre al Pronto Soccorso più vicino. Capita di assistere ad un metropolitano via vai anche notturno di ambulanze con pazienti che necessitano di un ricovero dopo aver esposto più volte e a più medici le proprie intime angosce, disperazione se non deliri ed allucinazioni. Il crescente livello di gravità dei pazienti è legato alle precarie condizioni di vita, come per esempio un aumento delle condizioni di
marginalità sociale, favorendo fenomeni di acuzie psichiatriche di particolare intensità e l'aumento delle richieste di aiuto. Il personale Dsm è rappresentato da 29.260 unità. Al di sotto dello standard di almeno 1/1500 abitanti indicato dal Progetto obiettivo di tutela della salute 1998/ 2020. E' necessario provvedere al
potenziamento dei posti letto negli S.P.D.C. per l'accoglienza dell'emergenza psichiatrica. La mancata integrazione, inoltre, dell'Ospedale con il Territorio provoca dimissioni non organizzate con ripercussioni negative per i pazienti e per le famiglie. Il raccordo con la rete integrata dei servizi sanitari e sociali territoriali dovrebbe essere fondamentale per assicurare la continuità del percorso di cura e di assistenza. Il ruolo della famiglia è fondamentale. I familiari dovrebbero avere un riconoscimento adeguato e non semplice appendice perché " se lui sta bene, sto bene anch'io".

Affinchè ogni cittadino sia concretamente in grado di valersi dei diritti che la Costituzione definisce inviolabili occorre che si determini la rooseveltiana liberazione dal " bisogno" e dalla " paura" ed occorre che a tutti sia dato un minimo di garanzia sociale nel rispetto della dignità.

https://www.quotidiano.net/cronaca/legge-basaglia-1.3904067

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Migrazione

di Alessia Brogi - C'è un equivoco che condiziona le politiche migratorie in Italia e in Europa ed è una sorta di malinteso sul significato di due termini tra loro contigui ma molto distanti sul piano concreto. La locuzione "immigrazione", oggetto del diritto, è sovrapposta a "migrazione", espressione che ha a che fare con il diverso campo delle politiche economiche. Quando intere popolazioni – col bagaglio delle proprie tradizioni, lingua, religione, usanze, etica condivisa – si spostano in massa, anche se attraverso un flusso lento, da un territorio ad un altro più promettente, siamo di fronte ad una "migrazione". Quando invece un singolo individuo, o un gruppo limitato (anche se numeroso), decide di trasferirsi in cerca di situazioni più favorevoli o propizie, siamo di fronte all'immigrazione. Nel primo caso – la
migrazione – è un popolo ed una cultura ad occupare nuovi spazi; nel caso dell'immigrazione il singolo accetta di integrasi altrove, cioè di accettare nuove regole legali, nuova lingua e nuova cultura (pur mantenendo, semmai, l'etica della sua gente e quasi sempre la fede religiosa). L'immigrazione, attenendo a comportamenti del singolo (colui che intende entrare e soggiornare in Italia), può essere come ogni condotta regolata dalla legge. Nessun ordinamento giuridico, però, può pensare di contenere le ondate migratorie con lo strumento legislativo, poiché quest'ultimo è idoneo a censurare il singolo ma non si presta a sanzionare le moltitudini indiscriminate. Le migrazioni sono ondate capaci di rompere le barriere delle leggi, poiché sono sospinte dall'irresistibile molla dello squilibrio economico.


Per contrastarle servono quindi politiche economiche e non leggi di pubblica sicurezza. Il modello corrente lascia sullo sfondo questo problema, la cui soluzione è peraltro ardua riguardando la totale redistribuzione della ricchezza, e tratta migrazioni ed immigrazione in maniera indistinta, cioè attraverso l'emanazione di leggi che tendono a controllare il comportamento dei singoli. Ogni Stato - secondo il trattato di Maastricht - è sovrano (pur nei limiti tracciati dalle Direttive UE), nel decidere la condizione giuridica dello straniero sul proprio suolo. L'ingresso, il soggiorno, l'integrazione, l'insieme di diritti e di doveri è perciò affare di ciascun ordinamento sovrano. Detto in termini un po' ruvidi è l'affermazione del "principio di estraneità": se lo straniero intende insediarsi in Italia lo deve fare alle condizioni imposte dall'ordinamento ospite. Il campo della nostra ricerca non attiene alle strategie geo-politiche-economiche, ma alla gestione del fenomeno nell'ambito dell'ordinamento statuale. Profughi e Immigrati economici: una distinzione tracciata nella Costituzione della Repubblica Italiana

Il differente stato giuridico di "profughi" o "richiedenti asilo" ed "immigrati" è configurato nei commi 2 e 3 dell'art. 10 della Costituzione.

Degli immigrati tout court si occupa il comma 2 che recita: "La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali". Quindi, lo stato giuridico dello straniero è oggetto di autonome (seppure internazionalmente condizionate) scelte interne, riservate al Parlamento (in termini tecnici si parla di una riserva di legge) che deve provvedere in armonia con gli strumenti internazionali (trattati, accodi, ecc.; sulla conformità della legge ordinaria, in materia di stranieri ai trattati ed alle convenzioni internazionali vedesi anche Corte Cost., sent. 15 - 21 giugno 1979, n. 54).

Quale è la sostanza? Possiamo dire in estrema sintesi che lo straniero non ha alcun diritto di entrare in Italia, ma al più una posizione giuridicamente tutelata
(tradotto in termini giuridici: un interesse legittimo). Per quanto riguarda la natura della legislazione vigente, ogni legge sull'immigrazione riposa su due pilastri: la regolamentazione dei flussi da un lato; la lotta alla clandestinità dall'altro. Per via di questo secondo aspetto, la normativa in materia di immigrazione
presenta inevitabilmente forti connotazioni di pubblica sicurezza per gli aspetti che attengono al controllo dell'ingresso e successivamente del soggiorno illegittimo.

Dei c.d. profughi o richiedenti asilo si occupa il comma 3, secondo cui: "Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge".
In sostanza, a differenza dell'immigrato, il profugo vanta il "diritto"- il quale deve essere accertato dall'autorità ospitante - dientrare e soggiornare in Italia.

Trattandosi di un diritto di ingresso e soggiorno, che peraltro trova fondamento nel trattato di Ginevra, l'Italia ha il dovere di accogliere iprofughi, di valutarne la richiesta d'asilo e di rendere effettive le possibilità di un soggiorno dignitoso. Uno scenario problematico. Alla luce del quadro statistico illustrato in premessa, è evidente che le strutture normative-operative atte ad affrontare la tematicadell'immigrazione e delle migrazioni si palesano oggi inadeguate alla dimensione del fenomeno. La causa risiede soprattutto nella velocità dei cambiamenti avvenuti nel mondo globalizzato.

Gli strumenti normativi erano stati concepiti, per quanto riguarda gli immigrati economici, confidando nella capacità del sistema di mantenere attivo un flusso
controllato di ingressi (il cui numero fosse calibrato sulla capacità di assorbimento economico e di integrazione), riducendo ad un numero marginale i casi di irregolarità nei confronti dei quali procedere con gli strumenti coattivi dell'espulsione (o del rimpatrio). Per quanto riguarda i profughi, non erano concepibili, nell'assetto geo-politico fino ad un decennio fa, i sommovimenti generati dalla crisi sui Balcani prima, dalla guerra in Iraq poi, dalla "primavera araba", dalla guerra in Siria.

Possiamo grossolanamente dire che la vigente normativa è maturata pensando ad un assetto geo-politico che non c'è più: cioè quello che precedeva il "crollo del muro di Berlino" . In un mondo diviso in due blocchi era meno forte la spinta migratoria da oriente verso occidente e da sud verso nord.

A prescindere dalle cause, la constatazione da cui parte il nostro studio riguarda la necessità di dare una lettura diversa al problema dell'integrazione ed a quello dell'accoglienza dei profughi, nell'intento di indicare gli strumenti operativi più adatti. Distinguere rapidamente i profughi dai clandestini si può fare, nel rispetto del diritto internazionale, e si può anche modificare l'iter del rilascio dei permessi di soggiorno recuperando forze di polizia sul territorio. Giurisdizionalizzazione della procedura attualmente in capo alle commissioni (procedura amministrativa) dando rilievo sin da subito all'esercizio del diritto soggettivo del profugo e possibilità di selezionare le domande d'asilo rigettando in tempi brevi quelle irricevibili e rendendo possibile il rimpatrio immediato. Ai profughi che fanno domanda deve essere garantito il diritto d'asilo: allora perché non trasferire la competenza a decidere ai giudici di pace, con udienze e decisioni rapide? L'immigrato sarebbe assistito da un legale e quindi più garantito, ma il giudice potrebbe dichiarare già da subito l' irricevibilità delle istanze di coloro che provengono da nazioni dove non c'è né
la guerra né la persecuzione. Al rigetto della domanda conseguirebbe l'immediato respingimento in frontiera: l'onere dell'accoglienza rimarrebbe solo per coloro la cui richiesta è giudicata fin dall'inizio fondata. Si risparmierebbe tempo e denaro. Si pensi che solo per il funzionamento delle commissioni per l'asilo si spendono più di 10 milioni di euro ogni anno. Non solo, ma anche le procedure del rilascio del permesso e del rinnovo degli stranieri regolari presenti in Italia possono essere
riviste. In ogni comune c'è uno sportello per gli immigrati, ma poi lo straniero deve presentarsi in questura, dove i poliziotti trattano la burocrazia dei permessi invece che dare la caccia agli irregolari. Lo snellimento delle procedure di rilascio del permesso di soggiorno ed una più rapida individuazione e rimpatrio degli immigrati clandestini che sbarcano insieme ai profughi eviterà l'aumento dei soggetti che vivono in clandestinità, con un effetto disincentivante per coloro che tentano la traversata. Passare le procedure ai Comuni comporterebbe un aggravio minimo, e le risorse economiche per le procedure di soggiorno potrebbero essere trasferite dallo Stato agli enti locali. Perché un regolare integrato deve continuare a mettersi in fila negli uffici di polizia? E soprattutto perché ad occuparsi di lui deve essere un poliziotto, che invece vorremmo vedere sulla strada a garantire il controllo del territorio? Perché un regolare integrato deve continuare a mettersi in fila negli uffici di polizia? E soprattutto perché ad occuparsi di lui deve essere un poliziotto, che invece vorremmo vedere sulla strada a garantire il controllo del territorio?

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Anacronistico impedire l'accesso al Sistema Di Indagine ( SDI) alle Polizie Locali.

Di Alessia Brogi - Il tema della sicurezza, per la sua complessità, comporta una stratificazione di competenze, che fanno capo prevalentemente alle Autorità Statali, Prefettura, Questura, Commissariati di P.S., presidi dell'Arma dei Carabinieri, Comandi della Guardia di Finanza. La popolazione stanziale e quella turistica, non di meno, avverte sempre più la necessità di rapportarsi con l'Amministrazione Comunale, individuando nel Sindaco, il responsabile e, allo stesso tempo, il garante della
qualità urbana e della tranquillità pubblica.


Questo impone al Sindaco di inserire nel proprio programma di governo della città azioni volte a potenziare le condizioni di sicurezza al fine di attenuare il senso di insicurezza diffusa. A tal fine, «anche in attuazione dell'art. 118, comma 3, della Costituzione», il d.l. n. 14/2017 prevede una serie di strumenti di coordinamento, a partire dall'adozione di «linee generali» per la promozione della sicurezza integrata, adottate dalla Conferenza Unificata su proposta del Ministro dell'Interno. L'art. 2 del Decreto legge 20/02/2017 n. 14 (coordinato con con la legge di conversione 18/04/2017 n. 48) elenca le linee generali delle politiche per la promozione della sicurezza integrata volte ad individuare strumenti di collaborazione tra le Forze di polizia statali e locali, con particolare riferimento allo scambio informativo, all'interconnessione delle rispettive sale operative a livello territoriale e alla previsione di forme integrate di aggiornamento professionale. Le continue richieste
pervenute dal territorio e dall'ANCI di accesso al Sistema Di Indagine in uso alle altre Forze di Polizia (SDI) alle Polizia Locali hanno costretto il Viminale a diramare alcune indicazioni. In una circolare del 12 gennaio 2018 del Dipartimento di P.S. del Ministero dell'Interno sono state date indicazioni riguardo all'accesso al Sistema Centralizzato Nazionale Targhe e Transiti ( SCNTT)che ha, tra i numerosi scopi, quello di realizzare un'unica Banca Dati per tutti i transiti registrati dei sistemi periferici di videosorveglianza; di acquisire e distribuire ai sistemi periferici le liste nazionali delle targhe rubate, di quelle segnalate agli uffici di polizia e di quelle non revisionate e la lista delle targhe rubate viene generata dalla Banca Dati SDI. Per il momento, si legge nella circolare, l'integrazione delle due banche dati
rappresenterà un primo tassello nella costruzione del sistema sicurezza urbana integrata disegnato dal Decreto Minniti (D.L.n.14 /2017). L'integrazione dei sistemi di video sorveglianza comunali con il sistema nazionale targhe e transiti dei veicoli rubati incontra molti limiti operativi per la Polizia Locale (molti comuni non hanno un sistema di videosorveglianza) e questo impedisce, di fatto, l'attivazione del servizio. Se il controllo dei veicoli circolanti rubati "rappresenta un obiettivo imprescindibile della sicurezza urbana integrata introdotta lo scorso anno con il "Decreto sulla sicurezza delle città", sono necessari tutti quegli adempimenti finalizzati a rendere operativo in concreto l'acceso delle Polizie Locali alla Banca Dati.

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ARRIVA IL DECRETO SULLA PRIVACY PER IL TRATTAMENTO DEI DATI PERSONALI PER FINALITA' DI POLIZIA

 

 di Luigi Altamura * - E' stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale Serie Generale nr. 61 del 14.03.2018 il DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 15 gennaio 2018, n. 15 "Regolamento a norma dell'articolo 57 del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, recante l'individuazione delle modalità di attuazione dei principi del Codice in materia di protezione dei dati personali relativamente al trattamento dei dati effettuato, per le finalità di polizia, da organi, uffici e comandi di polizia. L'entrata in vigore del provvedimento è prevista per giovedì 29 marzo prossimo. Il Regolamento deriva da una esplicita disposizione del Codice della Privacy e riguarda il trattamento dei dati personali relativamente al loro trattamento effettuato per finalità di polizia, dal Centro Elaborazione Dati del Ministero dell'Interno e da organi, uffici e comandi di polizia, anche in attuazione delle raccomandazione del Consiglio d'Europa.


Nei primi articoli del provvedimento sono indicati gli obbiettivi e gli ambiti di applicazione. Come indicato dall'art. 53 del Codice della Privacy si intendono effettuati per finalità di polizia i trattamenti di dati personali direttamente correlati all'esercizio dei compiti di polizia di prevenzione dei reati, di tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica, nonché di polizia giudiziaria, svolti, ai sensi del codice di procedura penale, per la prevenzione e repressione dei reati. Il Decreto nr. 15/2018 prevede all'art. 1 comma 2 che il Regolamento non si applica ai trattamenti di dati personali effettuati per finalità amministrative. Tali dati sono conservati separatamente da quelli registrati per finalità di polizia, salvo che non siano necessari, in casi specifici, nell'ambito di un'attività informativa, di sicurezza o di indagine di polizia giudiziaria. La questione dei dati per finalità di polizia perciò riguarda anche le Polizie Locali, che comunque al Centro Elaborazione Dati debbono trasmettere le notizie di reato tramite le Questure e i Comandi Carabinieri per gli inserimenti al Sistema di Indagine, pur non essendo Forza di Polizia. I trattamenti di dati personali si intendono effettuati per le finalità di polizia, ai sensi dell'articolo 53 del Codice, quando sono direttamente correlati all'esercizio dei compiti di polizia di prevenzione dei reati, di tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica, nonché di polizia giudiziaria, svolti, ai sensi del codice di procedura penale, per la prevenzione e repressione dei reati. Per l'acquisizione di dati, informazioni, atti e documenti, è consentita l'attivazione di collegamenti telematici con banche dati di pubbliche amministrazioni o di privati, secondo il principio di qualità dei dati con riferimento all'esattezza, aggiornamento, pertinenza e non eccedenti le finalità del provvedimento.

L'art. 10 evidenzia i termini massimi di conservazione dei dati, mentre il Capo Terzo indica le modalità di raccolta, comunicazione tra Forze di Polizia e diffusione dei dati. Il Capo Quarto illustra il trattamento dei dati nell'ambito dell'attività di cooperazione internazionale di polizia. Molto importante l'art. 22 che riguarda i sistemi di videosorveglianza il cui utilizzo è consentito ove necessario per le finalità di polizia di cui all'articolo 3 e a condizione che non comporti un'ingerenza ingiustificata nei diritti e nelle libertà fondamentali delle persone interessate. Gli organi, uffici e comandi di polizia, nel rispetto dei principi richiamati dagli articoli 4, 5 e 6, raccolgono solo i dati strettamente necessari per il raggiungimento delle finalità di cui all'articolo 3, registrando esclusivamente le immagini indispensabili. L'art. 23 tratta invece dei sistemi di ripresa fotografica, video e audio consentiti ove necessari per documentare: una specifica attività preventiva o repressiva di fatti di reato, situazioni dalle quali possano derivare minacce per l'ordine e la sicurezza pubblica o un pericolo per la vita e l'incolumità dell'operatore, o specifiche attività poste in essere durante il servizio che siano espressione di poteri autoritativi degli organi, uffici e comandi di polizia. Importante la parte relativa agli obblighi di sicurezza dei dati trattati e i diritti della persona interessata e sul controllo dei trattamenti.

* Comandante Corpo Polizia Municipale di Verona
Dirigente Unità Organizzativa Protezione Civile Comune di Verona

https://www.asaps.it/62978-_di_luigi_altamura*_arriva_il_decreto_sulla_privacy_per_il_trattamento_dei_dati_.html

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Colpevole e peccatore

di Alessia Brogi - I reati sessuali, stalking, maltrattamenti, tentata violenza sex, richiamano sicuramente norme etico-sociali che ne stabiliscono la contrarietà alla libertà di determinazione di una persona, quale espressione della personalità dell'individuo, tutelata dall'2 Costituzione. L'assolutezza del diritto non può e non deve tollerare attenuazioni: anche una singola condotta costitutiva come il palpaggiamento, il ricatto sessuale sul luogo di lavoro è un reato. " Anche un bacio può ...costituire atto di libidine, se dato in modo lascivo e per impulso di lussuria". Pecoraro - Albani voce Atti di libidine violenti.

La forza morale oggettiva che consiste nel danno morale del reato e cioè nel cattivo esempio ch'esso produce nei cittadini rafforza la punibilità dei fatti offensivi. Sono un cattivo esempio per tutti, ma soprattutto per i giovani. Sono un danno per la società.
Colpevole e peccatore.
Non lasciamoci ingannare. Siamo dalla parte del giusto.

Dante colloca Minosse all'ingresso del II Cerchio dell' Inferno ( lussuriosi )

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Pianicazione dello spazio marittimo: ci possiamo fidare ?

DIRETTIVA 2014/89/UE che istituisce un quadro per la pianificazione dello
spazio marittimo – Decreto Legislativo 17 ottobre 2006 n. 201.

di Alessia Brogi - La pianificazione dello spazio marittimo è un processo mediante il quale vengono organizzate le attività umane nelle zone marine al fine di conseguire obiettivi ecologici, economici e sociali. La pianificazione intende contribuire allo sviluppo sostenibile dei settori energetici del mare, dei trasporti marittimi, della pesca e acquacoltura, per la conservazione e tutela dell'ambiente.

La Convenzione Aarhus dell'"United Nations Economic Commission of Europe" ( UNECE) del 1998
obbliga le Autorità Pubbliche ad aprire e a rendere più trasparente il processo decisionale sulla pianificazione dello spazio marittimo.
Per questo motivo, la consultazione e la partecipazione attiva dei cittadini coinvolti  dal U.O. Demanio Marittimo

delle varie amministrazioni, nei procedimenti di elaborazione dei piani di gestione , con i quali
viene data attuazione alla pianificazione dello spazio marittimo,ne arricchisce senza dubbio i contenuti.

In un' ottica di valorizzazione e tutela del bene demaniale marittimo e tutela delle risorse biologiche marine, alcune
associazioni dalla parte dell'ambiente, hanno chiesto di conformarsi ai seguenti principi:

  • pianificazione dell'area costiera in quanto il patrimonio costiero e marino e  un valore paesaggistico e funzionale del territorio;
  • Salvaguardia e tutela dell'ambiente marino;
  • Gli strumenti di pianificazione devono consentire opere sulla costa solo se finalizzate alla sua difesa e opere pubbliche da realizzare a

          seguito di valutazione integrata degli effetti territoriali,

  • ambientali sociali ed economici e sulla salute umana.
  • Gli  strumenti di pianificazione devono prevedere interventi volti alla conservazione della spiaggia e delle dune, che caratterizzano la

           Riserva Naturale della Lecciona e di Bocca di Serchio,

  • stabilire obiettivi di riduzione dei fenomeni erosivi e congrue modalità di monitoraggio continuativo;
  • il quadro conoscitivo dei fondali marini prospicienti la costa toscana è fondamentale per individuare, mappare e quantificare i possibili

       giacimenti di sabbia e ghiaia ai fini di un riassetto idrogeologico e per la protezione del litorale marino;

  • La pianificazione deve poi procedere ad una descrizione del trasporto litoraneo al fine di programmare un costante monitoraggio sugli scarichi delle navi nei porti, scarichi accidentali delle imbarcazioni, immersioni di rifiuti;
  • In ogni caso tutte le attività marittime, quali il trasporto marittimo, il turismo, la pesca, l'acquacoltura, le installazioni energetiche offshore e la ricerca scientifica devono proteggere e tutelare l'ecosistema del bacino idrologico dell'area del Mar Mediterraneo.

Nel bacino ligure si estende il Santuario Pelagos per la protezione dei
Mammiferi marini nel Mediterraneo. Si tratta di un'area marina
protetta classificata "Area Specialmente Protetta di Interesse
Mediterraneo", istituita nel 1991 dal Ministero dell'Ambiente.
Tale area, come le Riserve Naturali della Lecciona, di Bocca di
Serchio e Calambrone, dovranno essere assolutamente conservate e
tutelate nella strategia della pianificazione dello spazio marittimo.

Nelle decisioni devono essere presi in considerazione i risultati della
partecipazione, alla quale è attribuito un ruolo fondamentale nella
difesa dell'ambiente.

Ci possiamo fidare ?

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Sicurezza urbana: linee essenziali di programma.

di Alessia Brogi - La legalità e la sicurezza non hanno "colore" poiché sono la premessa ela condizione del benessere di ogni comunità. E' necessario promuovere educazione alla legalità e prevenzione, contro le insidie più diffuse che affliggono il mondo giovanile (alcool,
droga, bullismo, violenza di genere).

E' necessario altresì pretendere il rispetto delle regole nell'ambito della convivenzacivile intervenendo con gli strumenti di polizia anti-crimine oltre che polizia amministrativa.


 

 E' necessario valorizzare il ruolo della polizia municipale,

come polizia di prossimità e di comunità, per il
contrasto dell'illegalità diffusa e dei comportamenti che
danneggiano la convivenza civile, i decoro urbano ed i beni pubblici.

La sicurezza, per la sua complessità, comporta una
stratificazione di competenze che, prevalentemente fanno capo alle
autorità statali (Prefettura, Questura, Commissariato di PS, presidi dell'Arma dei
Carabinieri, Comandi della Guardia di Finanza).

Non di meno, la popolazione stanziale e quella turistica, avverte sempre
di più, nel tempo, la necessità di rapportarsi con
l'Amministrazione Comunale,
individuando nel Sindaco, direttamente eletto, il garante della
qualità urbana e quindi della tranquillità pubblica.

Questo impone al Sindaco di inserire nel proprio programma
di governo della Città una serie di azioni
volte a migliorare le condizioni di sicurezzareale

e ad attenuare il senso di insicurezza diffusa.

Le linee essenziali di un programma di governo della sicurezza locale,
realizzabili utilizzando lo spazio di manovra consentito dalla
normativa vigente, passano attraverso:

Il rapporto con le autorità dello Stato 
deputate al mantenimento dell'ordine e della sicurezza pubblica, seguendo un
principio di sussidiarietà (rapporti con il Commissariato e con la
Stazione Carabinieri, con la Questura ed in ultima analisi con la
Prefettura)

Il migliore utilizzo della Polizia locale per il
presidio del territorio e per i controlli di prevenzione e polizia
amministrativa

Il ricorso agli strumenti di sicurezza
sussidiaria (volontariato, guardie giurate), di
sicurezza passiva (videosorveglianza e tecnologie per la sicurezza), di sicurezza
di comunità (coinvolgimento dei cittadini e delle rappresentanze economiche).

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