Chi siamo

Chi siamo? In quale direzione vogliamo indirizzare i nostri figli? A quale civiltà si sentiranno di appartenere? In quali valori potranno credere? Riscopriranno il valore della solidarietà o cadranno nell’individualismo? La civiltà Mediterranea, quella che ha gettato le fondamenta del mondo occidentale; quella che ha dato valore alla storia d’Italia e delle nazioni del mare nostrum. Noi crediamo che esista ancora e che non sia tramontata. La Nuova Civiltà Mediterranea: storia, cultura e tradizioni che sono colonne portanti delle società occidentali e dell’Europa. L’Italia è una Civiltà Mediterranea e lo è sempre stata oltre ogni divisione politica.

Per noi autistici non esiste diritto di cittadinanza.

Qualcuno sa dirci qualcosa del Casale delle Arti? Io non ho più sentito nessuno dei tanti che ho coinvolto in questi ultimi due anni. L'ultima riunione istituzionale c'è stata a luglio, ma per dire nulla...

Che devo mai pensare...Non c'è stata e temo non ci sarà la volontà politica di realizzare un progetto inclusivo che avrebbe rappresentato un modello per tutto il Paese. Per la prima volta si erano (idealmente...) seduti allo stesso tavolo i vertici delle amministrazioni sia del Comune di Roma che della Regione Lazio, del MIUR, di una prestigiosa università di fama internazionale.

Eravamo riusciti a far convergere ognuna di queste parti su un progetto concreto e realizzabile di inclusione per cittadini italiani neurodiversi. Bastava solo aprire i cancelli di un casale bellissimo, quanto abbandonato, in mezzo a un parco, bellissimo quanto abbandonato, in un quartiere centrale di Roma.

Siamo stati a un pelo dall'iniziare più di una volta, siamo arrivati a ipotizzare una data di inaugurazione. Siamo passati attraverso tutte le possibili controversie burocratiche, sembrava tutto pronto per cominciare...Abbiamo anche dato tempo, siamo stati tranquilli e docili, non ce la siamo presa con nessuno, non ci siamo lasciati strumentalizzare dalla politica, non abbiamo cercato alleanze con i "poteri forti", anche perchè chi volete che possa aver interesse a spalleggiare un pugno di autistici giuggioloni e i loro genitori esausti...Avranno pensato che avremmo mollato per consunzione...Invece siamo ancora qui e non ci arrendiamo.

Abbiamo avuto contatti diretti con la Sindaca di Roma, Il Governatore della Regione Lazio, Il Ministro dell'Istruzione, Il Rettore di Tor Vergata. Erano tutti d'accordo a fare questo esperimento, tutti d'accordo a iniziare...Come mai ancora non è accaduto nulla?

Cercheremo di farcelo spiegare, cercheremo di svicolare dalle scuse che la colpa è sempre di qualche altra istituzione. Cercheremo almeno di farci dire "no, non si può fare, levatevi dalla testa che per dei ragazzi dai cervelli ribelli si possa impegnare un bene pubblico così bello e prestigioso!". Almeno avrà avuto un senso tutta la battaglia che abbiamo fatto, gli articoli che abbiamo scritto e fatto scrivere, le campagne stampa, la solidarietà di tanti amici importanti sui social. Ci mettiamo la parola fine con buona pace dei nostri bravi amministratori.

Intanto come già avevamo segnalato da qualche mese il Casale delle Arti è diventato ostello per qualche derelitto che sicuramente sta peggio di noi. Nel giardino questa mattina c'erano persone che circolavano, panni stesi, bivacchi. Abbiamo trovato varchi nella recinzione, gli armadi delle utenze scassinati, una finestra al piano terra era aperta, un magazzino aveva il portone spalancato. Che devo dirvi, almeno qualcuno anche se abusivamente se lo gode.

Ora è chiaro che tutti faranno finta di non avere letto, di non aver visto...I problemi del Paese sono altri e ben più importanti, che vorranno mai questi autistici?

Si rassegnino a finire imbottiti di sedativi in qualche bel lager dove finalmente avranno la loro utilità sociale, quantificabile nella retta che lo Stato pagherà a chi per mestiere si occupa della raccolta differenziata di noi Cervelli Ribelli.

Tranquilli, comunque vada non ci avrete vivi!

Questo articolo è scritto da Gianluca Nicoletti pernoiautistici.com

 

 

 

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Il principio di tutela preventiva dell' ambiente ed il potere di pianificazione urbanistica. Esempi di inciviltà.

Di Alessia Brogi - Il potere di pianificazione territoriale deve tener conto sia delle potenzialità edificatorie dei suoli in relazione alle effettive esigenze di abitazione della comunità, ma soprattutto dei valori ambientali e paesaggistici e delle esigenze di tutela della salute e della vita salubre degli abitanti. Importante è il modello di sviluppo che vogliamo imprimere ai luoghi stessi, in considerazione della loro tradizione, ubicazione e storia. Determinante è la partecipazione dei cittadini al procedimento pianificatore del territorio.

Il potere di pianificazione urbanistica non è funzionale solo all'interesse pubblico e all'ordinato sviluppo edilizio del territorio, ma è funzionalmente rivolto alla realizzazione di una pluralità di interessi pubblici, che trovano il loro fondamento in valori costituzionalmente garantiti. Il principio di precauzione è l'ago della bilancia e fa sì che la tutela dell'ambiente e della salute abbia la meglio sulla libertà di iniziativa economica. Gli atti autorizzativi di interventi edilizi e la localizzazione di opere pubbliche, che costituiscono esercizio di pianificazione urbana, nella misura in cui possano comportare danno per l'ambiente possono essere oggetto di impugnazione da parte delle associazioni ambientaliste. La giurisprudenza comunitaria conferisce alla procedura di Valutazione di Impatto Ambientale un ruolo strategico, valorizzando le disposizioni delle Direttive dell'Unione Europea, che evidenziano come la politica comunitaria dell'ambiente consista nell'evitare fin dall'inizio inquinamenti ed altri danni all'ambiente, anziché combatterne successivamente gli effetti. La finalità della normativa di tutela dell'ambiente è quella di
preservare il territorio, puntando l'accento sullo sviluppo rispettoso dell'ambiente e sull'economia di qualità, la green economy. L'idea di base è che la protezione della biodiversità non possa più essere considerata in modo indipendente dai bisogni umani. Il patto uomo e natura è l'esempio di una civiltà del territorio.

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Nuovo piano della telefonia mobile: comitati preoccupati per la salute dei cittadini

Alcuni manifestanti davanti al comune di Viareggio di diverse associazioni si sono riuniti per ribadire il loro disappunto riguardo al nuovo piano degli impianti di radiocomunicazione, la cui discussione ed approvazione definitiva è in programma nel prossimo consiglio comunale del 6 giugno.

"Un piano che non riduce le antenne, anzi prevede un alto numero di nuovi siti, esattamente 34 nuove SRB (Stazioni Radio Base) o antenne in particolar modo concentrate all'ex circoscrizione Centro-Marco Polo, soprattutto per agevolare gli alberghi in passeggiata, con un conseguente ulteriore aumento dell'inquinamento elettromagnetico - spiega Marcello Ricci del comitato Marco Polo - già molto alto in quella zona come nel resto della città di Viareggio e con relativi rischi per la salute dei cittadini. Il valore di campo elettromagnetico del previsto piano di telefonia mobile è di 5,5 V/m, troppo vicino al limite di legge di 6,0 V/m. Il principio di precauzione dell'OMS in un piano prevede che sia al massimo di 0,2 - 0,5 V/m. E questo sparso per tutta la città con alcuni punti dove si può trovare anche dei picchi allarmanti.

L'inquinamento da elettrosmog sul sito di via Matteotti, per la presenza della sottostazione elettrica, dei tralicci dell'alta tensione e di due antenne della telefonia mobile, nei pressi della sottostazione, costituiscono un reale pericolo. La centrale elettrica e i tralicci dell'alta tensione hanno causato fra le case vicine negli anni 32 morti per tumore . Come associazioni vogliamo essere ascoltate dall'amministrazione per il bene dei cittadini, Nel tempo i vari comitati si sono confrontati con l'assessore all'ambiente Pierucci, chiedendo anche un incontro con il professor Gianfranco Cellai, incaricato dall'amministrazione per la redazione tecnica del piano della telefonia mobile, ma le varie osservazioni fatte, sia a voce, sia scritte e depositate a chi doveva occuparsene, sia protocollate nei tempi regolari in comune sono state ignorate. L'assessore Pierucci ha indicato anche i comitati come soggetti non abilitati a tal fine. quindi le nostre osservazioni, suggerimenti e studi non avevano alcun significato per lui. Alcuni membri dei comitati sono anche andati, anche se non invitati, alla commissione ambiente sull'argomento per far valere le proprie ragioni, ma l'assessore ha voluto forzare i tempi giustificando che questo piano deve essere approvato il prima possibile, ma ha dovuto sospendere la commissione ed ha dovuto inserire l'approvazione del piano nel prossimo consiglio comunale. A noi - conclude Ricci - sta a cuore la tutela della salute dei cittadini e questa è un'assenza di democrazia e responsabilità da parte dell'amministrazione comunale. Il 6 giugno saremo ad assistere al consiglio comunale per far valere le nostre proposte per il bene della cittadinanza." di Giacomo Mozzi.

https://www.lagazzettadiviareggio.it/cronaca/2018/06/nuovo-piano-della-telefonia-mobile-comitati-preoccupati-per-la-salute-dei-cittadini/

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Delirio di onnipotenza

Di
Alessia Brogi - C'era una volta un Re. Antigone è una tragedia di Sofocle. L'opera racconta la storia di Antigone, che decide di dare sepoltura al cadavere del fratello Polinice contro la volontà del nuovo re di Tebe, Creonte. Creonte è il potere. Non sa amare e non sa vedere.


Questo potere è tanto cieco che quando le guardie riferiscono che il cadavere di Polinice è stato seppellito, Creonte avverte l'esigenza di banalizzare la trasgressione. Si rivolge alle guardie dicendo " una delle guardie è stata corrotta con il denaro..." a questo punto interviene il coro, elemento costante della tragedia greca. Il coro rappresenta una visione archetipica e serve a restituire una visione universale, compiuta da tutti, ripetibile. Il coro si rivolge a Creonte: " Non pensi che la sepoltura possa essere opera di Dio ? Creonte risponde con arroganza, che caratterizza il potere. Mosso dal solo interesse per il potere non vede la realtà. Antigone rende gli onori funebri al fratello. Disconosce il potere di Creonte. Antigone non chiama mai re Creonte, ma strategos. Stratega è un titolo esclusivamente militare, non politico. I numerosi "strateghi" che fanno e disfanno il governo non detengono il potere politico. Quando viene scoperta Antigone non nega e non si pente perché è consapevole che il suo atto di trasgressione è un atto etico, un principio superiore di quello dettato dal Decreto di Creonte.L'amore di Antigone per il fratello è infinito, senza fini e senza confini. C'era una volta una Regina, semplicemente innamorata.

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Congresso Nazionale Accademia Italiana di Scienze Forensi

Di fronte ad un crimine quali sono le scelte investigative corrette ?

"Quel che conta è capire che la prova scientifica  non è solo una realtà che non si può trascurare, ma una possibilità alla quale non possiamo rinunciare  e che deve trovare una costante ed efficace sinergia con l'indagine tradizionale. Una possibilità che per essere sfruttata al meglio deve essere colta da figure professionali sempre più competenti e preparate". Generale Luciano Garofano

https://www.acisf.it/sites/acisf.it/files/attachments/233/programmaiicongressonazionale.pdf

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E' possibile creare una rubrica telefonica dei " miliardi di persone povere" e inviare loro direttamente denaro digitale con un messaggio di testo ? In Kenya questo è già possibile.

di Alessia Brogi - E' un errore lasciare la diseguaglianza al suo destino, scrive Jonathan Ostry, l'economista che ha diretto lo studio del IMF ( International Monetary Fund). Le politiche redistributive cambiano sicuramente la vita alle persone, ma non arrivano alla radice delle diseguaglianze economiche, perché si concentrano sulla distribuzione del reddito, non della ricchezza che lo genera. L'obiettivo dell'economista, oltre alla distribuzione del reddito, si dovrebbe spostare verso la redistribuzione della ricchezza, specialmente quella che deriva dalla creazione di denaro, dalla tecnologia e dalla conoscenza.

Alcuni economisti hanno previsto che l'intelligenza artificiale sostituirà gran parte della forza lavoro nei prossimi decenni, sia attraverso il software di apprendimento automatico o la robotica. La disoccupazione sarà dilagante. Nella contea di KAKAMEGA, a ovest del Kenya, i ragazzi del Kakamega Rural Development Programme ( KARDEP), percorrono chilometri per raggiungere centri di self- help, gruppi di persone che si aiutano a vicenda e produttori. Il sogno di Wycliffe è sempre stato quello di aiutare la sua comunità, partendo dalle risorse che la terra può offrire, con un interesse costante verso le nuove tecnologie e innovazioni digitali. Per i prossimi 10- 15 anni, 6.000 tra le persone più povere del Kenya riceveranno regolarmente un reddito garantito, inviato tramite il loro telefono, sufficiente a soddisfare i bisogni fondamentali delle loro famiglie. Il mobile banking, cosi chiamato a livello internazionale, è un fenomeno che sta rivoluzionando l'accesso al credito per i più poveri e smantellando il monopolio delle banche a favore di sistemi che permettono anche a coloro che vivono lontano dai centri urbani di avere gli stessi servizi che una banca può dare. Sarà possibile creare unarubrica telefonica dei " miliardi di persone povere" e inviare loro direttamente denaro digitale con un messaggio di testo ?

https://www.businessinsider.com/basic-income-study-kenya-redefining-nature-of-work-2018-1?IR=T

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FUNDRAISING conferenza

Conferenza FUNDRAISING di Alessia Brogi - Resilienza come tutti sappiamo, è la capacità di un materiale di resistere agli urti senza spezzarsi. Questo credo che sia il significato che fa per noi. Noi mamme, noi donne , siamo fatte di un materiale che resiste agli urti e non si spezza !

Noi che amiamo e curiamo la famiglia, che lottiamo ogni giorno per dare un futuro ai nostri figli, non cediamo mai. Ma non possiamo fare sempre tutto da soli. Non è possibile non è giusto fare tutto da soli. E' importante la forza delle nostre associazioni, sostenerci per sostenere gli altri, che è il nostro obiettivo finale; e per agire - lo sappiamo – serve tanto impegno,
ma servono anche le risorse economiche. Per questo ci si trova a cercare sostegno, a coinvolgere le persone all'interno della nostra organizzazione; a pianificare un piano di raccolta fondi. Anche al no profit servono i soldi e questo non rappresenta una contraddizione. Ecco la ragione della giornata di studi con il professor Melandri, il quale ci spiegherà cos'è il fundraising. E' importante trovare la forza e le risorse per una nuova fase di crescita e di affermazione dei valori che ciascuna associazione afferma quotidianamente. Il dono infatti migliora chi dona ed aiuta chi riceve. Esagerando possiamo dire che questo crea felicità, sicuramente crea azioni positive. L' insegnamento del professor Melandri tocca una dimensione del fundraising concepita non solo come insieme di metodi di raccolta di fondi, ma come modalità di comunicazione, di presenza dialogante con la collettività, che forse abbiamo perso. Il fundraising aggiunge sempre un valore, quello della relazione. Al centro, non c'è solo la donazione, qualunque sia la sua natura, ma le persone. Al centro ci siamo noi ! Non basta che ognuno sia migliore per risolvere una situazione così complessa come quella che affronta il mondo attuale. Ai problemi sociali si risponde con reti comunitarie, non con la mera somma di beni individuali. Aprirsi con lealtà alla condivisione. Sarà necessaria una unione di forze e una unità di contribuzioni. Stiamo vivendo una fase di passaggio epocale in cui i cambiamenti sono profondi, ma anche inquietanti perché riguardano il modo di pensare l'uomo, la nostra coscienza. Una grande stanchezza interiore che ci
porta all' indifferenza nei confronti delle donne, degli anziani, dei bambini e dei nostri giovani. I giovani crescono soli. Dobbiamo dare loro un futuro.

Abbiamo tutti noi bisogno di imparare a far risorgere , il verbo to raise , risorgere la speranza di non fermarsi a ciò che ci limita, di accogliere il bene che l' altro è, che l'altro vuole donare. L'obiettivo è rendere una vita migliore a tutti. Questo è un bel modo per amare il prossimo.

 

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Sicurezza stradale

di Alessia Brogi - Il tema della sicurezza stradale è complesso. La strada viene spesso presa a paradigma della vita: è il luogo degli spostamenti, degli incontri, degli arrivi, delle partenze, della comunicazione. Poichè la strada è lo specchio della vita, su di essa si riflettono i nostri comportamenti, i modi di fare, gli stili di vita delle
persone, quelle che burocraticamente chiamiamo "utenti". Sulla strada si svolge la vita, dicevamo, ma essa è anche luogo di morte ed di dolore.

La perdita La perdita di una vita in un incidente stradale come si riflette nella società ? Lasciamo perdere i conteggi e le statistiche. Mettiamo al centro la persona.

Ogni essere umano ha forti potenzialità, che nella vita riuscirà a valorizzare nel lavoro e nelle relazioni con gli altri. Questa è l'evoluzione del genere umano. Mettiamoci nei panni dei familiari delle vittime e pensiamo al vuoto incolmabile che la strada ha provocato nel loro cuore, nella loro vita e nella società. La
perdita di una persona crea un buco nero nello sviluppo del genere umano. Parliamo molto dei giovani che lasciano l'Italia per andare a lavorare all'estero, ma parliamo poco e facciamo troppo poco dei giovani che perdono la vita sulla strada. Un altro gravissimo problema è l'omissione di soccorso. Se aumentano
i casi di fuga dopo l'incidente stradale può darsi che si siano allentati i sentimenti di solidarietà umana e sociale ? La strada come specchio di una società in crisi, dove si beve , ci si sballa e dove il senso di solidarietà sociale recede di fronte ad un individualismo ipertrofico ? Giustamente Papa Francesco parla di scarso senso di responsabilità di molti conducenti. Il mio pensiero commosso va ai giovani e a tutte le vittime della strada, al dolore e alla sofferenza dei genitori e dei loro familiari. Sulla strada, in Italia, muoiono oltre 3000 persone ogni anno. Il numero di feriti è impressionante. E' l'ambiente più pericoloso dell'intera sfera della mobilità generale: peggio di quanto avviene nel settore del trasporto aereo o marittimo, nei quali statisticamente i tassi di mortalità e di infortunio sono infinitamente più ridotti. Sembra un destino ineludibile, ma noi tutti sappiamo che non lo è, perchè alla base c'è la condotta di chi guida, il comportamento degli utenti. Guai, quindi, a considerare queste perdite come normali, guai a concepirle come un tributo scontato alla modernità. Lo sanno bene gli operatori di polizia e quelli del soccorso, che si trovano ad affrontare la drammaticità degli incidenti mortali. Lo sanno gli avvocati che difendono gli interessi dei superstiti. Lo sanno le pubbliche amministrazioni: loro affrontano con impegno e fatica i temi della legalità e del rispetto delle regole su rispettivi territori. Lo sanno soprattutto i
familiari delle vittime: mettiamoci nei loro panni e pensiamo all'incolmabile vuoto che la strada ha provocato nelle loro vite e nei loro cuori. Nel 2016 il legislatore ha varato la nuova severa normativa sull'omicidio stradale: pene severissime per chi uccide nel mancato rispetto delle norme del codice della strada. Ma c'è una
cosa che sorprende: perché dopo l'entrata in vigore della legge, dopo le prime severe condanne, i casi non sono per nulla diminuiti? Questa ferrea normativa, insomma non si sta rivelando un valido deterrente. Perchè? Quali sono le inspiegabili ragioni? Io, con la mia Associazione Nuova civiltà Mediterranea sono attenta alle questioni sociali e mi sento di avanzare un sospetto.Se sono tanti gli incidenti mortali o con lesioni provocate da conducenti sotto l'effetto di alcool e  stupefacenti, non sarà perché gli assuntori o i bevitori in generale (anche a prescindere dal momento della circolazione stradale) sono oramai tanti (per non dire troppi)? Sicurezza deriva dal latino " sine cura" che significa senza preoccupazione. La vera differenza va trovata sul piano culturale con interventi finalizzati alla formazione di una cultura della sicurezza stradale. Non ci possiamo permettere di fare errori, poiché ogni errore si paga con altri morti.

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