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Il principio di tutela preventiva dell' ambiente ed il potere di pianificazione urbanistica. Esempi di inciviltà.

Di Alessia Brogi - Il potere di pianificazione territoriale deve tener conto sia delle potenzialità edificatorie dei suoli in relazione alle effettive esigenze di abitazione della comunità, ma soprattutto dei valori ambientali e paesaggistici e delle esigenze di tutela della salute e della vita salubre degli abitanti. Importante è il modello di sviluppo che vogliamo imprimere ai luoghi stessi, in considerazione della loro tradizione, ubicazione e storia. Determinante è la partecipazione dei cittadini al procedimento pianificatore del territorio.

Il potere di pianificazione urbanistica non è funzionale solo all'interesse pubblico e all'ordinato sviluppo edilizio del territorio, ma è funzionalmente rivolto alla realizzazione di una pluralità di interessi pubblici, che trovano il loro fondamento in valori costituzionalmente garantiti. Il principio di precauzione è l'ago della bilancia e fa sì che la tutela dell'ambiente e della salute abbia la meglio sulla libertà di iniziativa economica. Gli atti autorizzativi di interventi edilizi e la localizzazione di opere pubbliche, che costituiscono esercizio di pianificazione urbana, nella misura in cui possano comportare danno per l'ambiente possono essere oggetto di impugnazione da parte delle associazioni ambientaliste. La giurisprudenza comunitaria conferisce alla procedura di Valutazione di Impatto Ambientale un ruolo strategico, valorizzando le disposizioni delle Direttive dell'Unione Europea, che evidenziano come la politica comunitaria dell'ambiente consista nell'evitare fin dall'inizio inquinamenti ed altri danni all'ambiente, anziché combatterne successivamente gli effetti. La finalità della normativa di tutela dell'ambiente è quella di
preservare il territorio, puntando l'accento sullo sviluppo rispettoso dell'ambiente e sull'economia di qualità, la green economy. L'idea di base è che la protezione della biodiversità non possa più essere considerata in modo indipendente dai bisogni umani. Il patto uomo e natura è l'esempio di una civiltà del territorio.

Sicurezza stradale

di Alessia Brogi - Il tema della sicurezza stradale è complesso. La strada viene spesso presa a paradigma della vita: è il luogo degli spostamenti, degli incontri, degli arrivi, delle partenze, della comunicazione. Poichè la strada è lo specchio della vita, su di essa si riflettono i nostri comportamenti, i modi di fare, gli stili di vita delle
persone, quelle che burocraticamente chiamiamo "utenti". Sulla strada si svolge la vita, dicevamo, ma essa è anche luogo di morte ed di dolore.

La perdita La perdita di una vita in un incidente stradale come si riflette nella società ? Lasciamo perdere i conteggi e le statistiche. Mettiamo al centro la persona.

Ogni essere umano ha forti potenzialità, che nella vita riuscirà a valorizzare nel lavoro e nelle relazioni con gli altri. Questa è l'evoluzione del genere umano. Mettiamoci nei panni dei familiari delle vittime e pensiamo al vuoto incolmabile che la strada ha provocato nel loro cuore, nella loro vita e nella società. La
perdita di una persona crea un buco nero nello sviluppo del genere umano. Parliamo molto dei giovani che lasciano l'Italia per andare a lavorare all'estero, ma parliamo poco e facciamo troppo poco dei giovani che perdono la vita sulla strada. Un altro gravissimo problema è l'omissione di soccorso. Se aumentano
i casi di fuga dopo l'incidente stradale può darsi che si siano allentati i sentimenti di solidarietà umana e sociale ? La strada come specchio di una società in crisi, dove si beve , ci si sballa e dove il senso di solidarietà sociale recede di fronte ad un individualismo ipertrofico ? Giustamente Papa Francesco parla di scarso senso di responsabilità di molti conducenti. Il mio pensiero commosso va ai giovani e a tutte le vittime della strada, al dolore e alla sofferenza dei genitori e dei loro familiari. Sulla strada, in Italia, muoiono oltre 3000 persone ogni anno. Il numero di feriti è impressionante. E' l'ambiente più pericoloso dell'intera sfera della mobilità generale: peggio di quanto avviene nel settore del trasporto aereo o marittimo, nei quali statisticamente i tassi di mortalità e di infortunio sono infinitamente più ridotti. Sembra un destino ineludibile, ma noi tutti sappiamo che non lo è, perchè alla base c'è la condotta di chi guida, il comportamento degli utenti. Guai, quindi, a considerare queste perdite come normali, guai a concepirle come un tributo scontato alla modernità. Lo sanno bene gli operatori di polizia e quelli del soccorso, che si trovano ad affrontare la drammaticità degli incidenti mortali. Lo sanno gli avvocati che difendono gli interessi dei superstiti. Lo sanno le pubbliche amministrazioni: loro affrontano con impegno e fatica i temi della legalità e del rispetto delle regole su rispettivi territori. Lo sanno soprattutto i
familiari delle vittime: mettiamoci nei loro panni e pensiamo all'incolmabile vuoto che la strada ha provocato nelle loro vite e nei loro cuori. Nel 2016 il legislatore ha varato la nuova severa normativa sull'omicidio stradale: pene severissime per chi uccide nel mancato rispetto delle norme del codice della strada. Ma c'è una
cosa che sorprende: perché dopo l'entrata in vigore della legge, dopo le prime severe condanne, i casi non sono per nulla diminuiti? Questa ferrea normativa, insomma non si sta rivelando un valido deterrente. Perchè? Quali sono le inspiegabili ragioni? Io, con la mia Associazione Nuova civiltà Mediterranea sono attenta alle questioni sociali e mi sento di avanzare un sospetto.Se sono tanti gli incidenti mortali o con lesioni provocate da conducenti sotto l'effetto di alcool e  stupefacenti, non sarà perché gli assuntori o i bevitori in generale (anche a prescindere dal momento della circolazione stradale) sono oramai tanti (per non dire troppi)? Sicurezza deriva dal latino " sine cura" che significa senza preoccupazione. La vera differenza va trovata sul piano culturale con interventi finalizzati alla formazione di una cultura della sicurezza stradale. Non ci possiamo permettere di fare errori, poiché ogni errore si paga con altri morti.

Nuovo piano della telefonia mobile: comitati preoccupati per la salute dei cittadini

Alcuni manifestanti davanti al comune di Viareggio di diverse associazioni si sono riuniti per ribadire il loro disappunto riguardo al nuovo piano degli impianti di radiocomunicazione, la cui discussione ed approvazione definitiva è in programma nel prossimo consiglio comunale del 6 giugno.

"Un piano che non riduce le antenne, anzi prevede un alto numero di nuovi siti, esattamente 34 nuove SRB (Stazioni Radio Base) o antenne in particolar modo concentrate all'ex circoscrizione Centro-Marco Polo, soprattutto per agevolare gli alberghi in passeggiata, con un conseguente ulteriore aumento dell'inquinamento elettromagnetico - spiega Marcello Ricci del comitato Marco Polo - già molto alto in quella zona come nel resto della città di Viareggio e con relativi rischi per la salute dei cittadini. Il valore di campo elettromagnetico del previsto piano di telefonia mobile è di 5,5 V/m, troppo vicino al limite di legge di 6,0 V/m. Il principio di precauzione dell'OMS in un piano prevede che sia al massimo di 0,2 - 0,5 V/m. E questo sparso per tutta la città con alcuni punti dove si può trovare anche dei picchi allarmanti.

L'inquinamento da elettrosmog sul sito di via Matteotti, per la presenza della sottostazione elettrica, dei tralicci dell'alta tensione e di due antenne della telefonia mobile, nei pressi della sottostazione, costituiscono un reale pericolo. La centrale elettrica e i tralicci dell'alta tensione hanno causato fra le case vicine negli anni 32 morti per tumore . Come associazioni vogliamo essere ascoltate dall'amministrazione per il bene dei cittadini, Nel tempo i vari comitati si sono confrontati con l'assessore all'ambiente Pierucci, chiedendo anche un incontro con il professor Gianfranco Cellai, incaricato dall'amministrazione per la redazione tecnica del piano della telefonia mobile, ma le varie osservazioni fatte, sia a voce, sia scritte e depositate a chi doveva occuparsene, sia protocollate nei tempi regolari in comune sono state ignorate. L'assessore Pierucci ha indicato anche i comitati come soggetti non abilitati a tal fine. quindi le nostre osservazioni, suggerimenti e studi non avevano alcun significato per lui. Alcuni membri dei comitati sono anche andati, anche se non invitati, alla commissione ambiente sull'argomento per far valere le proprie ragioni, ma l'assessore ha voluto forzare i tempi giustificando che questo piano deve essere approvato il prima possibile, ma ha dovuto sospendere la commissione ed ha dovuto inserire l'approvazione del piano nel prossimo consiglio comunale. A noi - conclude Ricci - sta a cuore la tutela della salute dei cittadini e questa è un'assenza di democrazia e responsabilità da parte dell'amministrazione comunale. Il 6 giugno saremo ad assistere al consiglio comunale per far valere le nostre proposte per il bene della cittadinanza." di Giacomo Mozzi.

https://www.lagazzettadiviareggio.it/cronaca/2018/06/nuovo-piano-della-telefonia-mobile-comitati-preoccupati-per-la-salute-dei-cittadini/

Delirio di onnipotenza

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Alessia Brogi - C'era una volta un Re. Antigone è una tragedia di Sofocle. L'opera racconta la storia di Antigone, che decide di dare sepoltura al cadavere del fratello Polinice contro la volontà del nuovo re di Tebe, Creonte. Creonte è il potere. Non sa amare e non sa vedere.


Questo potere è tanto cieco che quando le guardie riferiscono che il cadavere di Polinice è stato seppellito, Creonte avverte l'esigenza di banalizzare la trasgressione. Si rivolge alle guardie dicendo " una delle guardie è stata corrotta con il denaro..." a questo punto interviene il coro, elemento costante della tragedia greca. Il coro rappresenta una visione archetipica e serve a restituire una visione universale, compiuta da tutti, ripetibile. Il coro si rivolge a Creonte: " Non pensi che la sepoltura possa essere opera di Dio ? Creonte risponde con arroganza, che caratterizza il potere. Mosso dal solo interesse per il potere non vede la realtà. Antigone rende gli onori funebri al fratello. Disconosce il potere di Creonte. Antigone non chiama mai re Creonte, ma strategos. Stratega è un titolo esclusivamente militare, non politico. I numerosi "strateghi" che fanno e disfanno il governo non detengono il potere politico. Quando viene scoperta Antigone non nega e non si pente perché è consapevole che il suo atto di trasgressione è un atto etico, un principio superiore di quello dettato dal Decreto di Creonte.L'amore di Antigone per il fratello è infinito, senza fini e senza confini. C'era una volta una Regina, semplicemente innamorata.

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