La rinnovabile centralità del Mediterraneo In evidenza

AMBIENTE ED ENERGIA PULITA 

La sponda meridionale del Mediterraneo ospita Paesi dotati di risorse energetiche rinnovabili ancora non adeguatamente sfruttate, ma potenzialmente ingenti. Secondo un recente studio della Desertec Industrial Initiative (Dii), in prospettiva circa 23.400 chilometri quadrati di terra sono disponibili per l’installazione di impianti per la produzione di energia solare

 

La rinnovabile centralità del Mediterraneo

Alessandro Sapio-  Stretto tra le crisi di bilancio dell’Europea meridionale, il sostanziale fallimento della Primavera Araba e la tragedia dei migranti, nei prossimi anni il Mediterraneo ha l’opportunità di un parziale riscatto grazie alle rosee prospettive di crescita della produzione di energia pulita.

Gli ambiziosi traguardi di sostenibilità ambientale fissati nel Protocollo di Kyoto non sembrano lontani. Grazie a generosi incentivi, nei Paesi mediterranei dell’Unione Europea l’obiettivo del 20% di energia prodotta da fonti rinnovabili entro il 2020, stabilito dalla Strategia Europa 2020, potrebbe essere realizzato anche prima del previsto, nonostante i tagli retroattivi adottati da Paesi in crisi fiscale come la Spagna. La sponda meridionale del Mediterraneo ospita Paesi dotati di risorse energetiche rinnovabili ancora non adeguatamente sfruttate, ma potenzialmente ingenti. Secondo un recente studio della Desertec Industrial Initiative (Dii), in prospettiva circa 23.400 chilometri quadrati di terra sono disponibili per l’installazione di impianti per la produzione di energia solare (fonte: rapporto “Desert Power: Getting Started”, p. 29: link), con ulteriori 500 chilometri quadrati nei deserti israeliani del Negev e dell’Arava (http://www.caffenews.it/mezzogiorno-sud/55709/la-rinnovabile-centralita-del-mediterraneo/)

 

 

Impianti ad energia solare termodinamica

Il Sahara e i deserti del Medio Oriente sembrano particolarmente indicati per gli impianti ad energia solare termodinamica, costituiti da specchi che riflettono e concentrano la luce solare su un tubo in cui un fluido (olio diatermico o sali fusi), tramite uno scambiatore di calore, produce il vapore necessario ad azionare una turbina. Questa tecnologia permette alla centrale Archimede, promossa dal Premio Nobel Carlo Rubbia e inaugurata nel 2010 a Priolo Gargallo (SR), di soddisfare i bisogni energetici di circa 4.000 famiglie senza produrre emissioni climalteranti.

Lungo la costa atlantica del Marocco, quelle mediterranee della Tunisia e della Libia e sulle rive del Mar Rosso egiziano, circa 23.000 chilometri quadrati potrebbero essere occupati da parchi eolici (fonte: Dii). I litorali turchi permetterebbero l’installazione di altri 20.000 MW di capacità eolica (si veda qui).

Il decollo dell’energia verde in Africa del Nord e nel Medio Oriente necessita di risorse finanziarie e tecnologiche esterne. Il settore bancario nei Paesi del Mediterraneo meridionale e orientale non è in grado di sostenere lo sforzo; la povertà diffusa spinge i governi locali a sussidiare i combustibili fossili ed impedisce loro di incentivare adeguatamente la produzione di energia rinnovabile. A parità di prodotto interno lordo, il credito privato è pari al 7% di quello italiano in Libia e al 12% in Algeria; persino in un Paese a forte crescita come la Turchia, il settore bancario privato riesce a mobilitare appena un terzo dei capitali messi a disposizione dalle banche in Italia (dati medi 2008-2010, fonte: Banca Mondiale).

Finora le principali iniziative per il finanziamento degli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili in Africa del nord e in Medio Oriente sono state condotte da fondi di cooperazione allo sviluppo, come il Clean Development Fund della Banca Mondiale, l’African Development Fund e varie agenzie di sviluppo nazionali. Ulteriori sforzi sono orchestrati dall’Unione Europea in collaborazione con i governi dei Paesi terzi del Mediterraneo. L’Unione per il Mediterraneo ha lanciato nel 2008 il Piano Solare Mediterraneo con l’obiettivo di creare parchi solari in Nordafrica e Medio Oriente e di realizzare le infrastrutture necessarie a trasmettere l’energia prodotta verso i Paesi della sponda settentrionale del Mare Nostrum. Ciò permetterebbe di de-carbonizzare i sistemi economici del bacino mediterraneo ed affrancare in parte l’Europa dalle importazioni di combustibili fossili.

Con il sostegno finanziario del Piano Solare Mediterraneo sono nati due progetti industriali. La rete di ricercatori TREC (Trans-Mediterranean Renewable Energy Cooperation) ha dato vita nel 2009 al progetto Desertec, in collaborazione con Dii GmbH, un consorzio che riunisce banche e imprese industriali europee, tra cui le nostre Enel Green Power, Terna, Intesa San Paolo e UniCredit. Desertec ambisce a costruire, entro il 2050, 100 GW di solare termodinamico su una superficie di 2500 chilometri quadrati in Nord Africa e 20 linee di trasmissione ad alto voltaggio e corrente diretta di 5 GW ciascuna. Collegando il Nordafrica e l’Europa meridionale, questi cavi permetterebbero di coprire il 17% del consumo europeo di elettricità. Il costo previsto ammonta a 400 miliardi di Euro. Un secondo progetto, Transgreen, è stato lanciato nel 2010 dal consorzio internazionale Medgrid. Transgreen ambisce alla realizzazione di linee per trasportare 5 GW di elettricità attraverso il Mediterraneo entro il 2020.

Al momento, il trasporto dell’energia rinnovabile prodotta nella sponda sud del Mediterraneo è possibile solo attraverso una linea che collega il Marocco con la Spagna, per una capacità di 1400 MW. Un secondo cavo sottomarino tra la Tunisia e la Sicilia, per ulteriori 1000 MW, è stato progettato su iniziativa di Terna e di STEG, la compagnia elettrica tunisina, che nel 2009 hanno costituito a tal fine la società Elmed Etudes. I flussi di energia tra le sponde del Mediterraneo sarebbero comunque ostacolati dalla congestione di rete che nei periodi di punta limita i flussi tra la Tunisia e la Libia, tra la Francia e la Spagna, tra la Sicilia e la Calabria. Il collegamento tra l’isola e l’Italia continentale verrà rafforzato con una linea sottomarina della lunghezza di 38 chilometri, raddoppiando così il cavo Sorgente-Rizziconi. Dialoghi tra i governi del Maghreb e tra quelli di 8 Paesi del Levante (Egitto, Giordania, Iraq, Libano, Libia, Palestina, Siria e Turchia) sono stati avviati per ammodernare e completare le reti elettriche regionali (si veda qui). Le tensioni che ancora percorrono la Libia e la Tunisia, la guerra civile in Siria e il colpo di Stato in Egitto rendono incerti gli esiti degli investimenti e dei tentativi di cooperazione regionale.

Alle incertezze di natura geopolitica si aggiungono quelle di ordine più strettamente economico. Quando il Piano Solare Mediterraneo fu inaugurato nel 2008, si supponeva che il Nordafrica e il Medio Oriente avrebbero prodotto energia rinnovabile in eccesso rispetto ai fabbisogni locali, e che le conseguenti esportazioni avrebbero contribuito a soddisfare la domanda di energia dell’Unione Europea. Oggi le simulazioni e le previsioni avanzano dubbi sulla direzione dei flussi (per esempio questo studio). A fronte di un’impetuosa crescita demografica nel Mediterraneo meridionale, l’Europa del sud conosce una profonda crisi macroeconomica e il rallentamento dei consumi energetici. E’ dunque possibile che l’energia rinnovabile prodotta nel Mediterraneo meridionale ed orientale venga interamente consumata in loco, e che addirittura siano le nostre centrali a dover esportare energia pulita verso sud (http://www.caffenews.it/mezzogiorno-sud/55709/la-rinnovabile-centralita-del-mediterraneo/)

 

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