Salute del Mare. Preoccupazione e Ottimismo In evidenza

AMBIENTE – CONCLUSA LA CONFERENZA DI ATENE SULLO STATO DI SALUTE DEL MARE – PREOCCUPAZIONE ED OTTIMISMO
Il Mediterraneo versa in uno stato preoccupante, stretto tra sviluppo edilizio, inquinamento, aumento della popolazione, ma è anche il luogo dove i governi, le organizzazioni internazionali e la società civile fanno più di altre zone del globo per contrastare il degrado, il che mantiene accesa la speranza.

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MEDITERRANEO: LEONE (MED ACTION PLAN), PREOCCUPATI MA OTTIMISTI. CHIUDE CONFERENZA PIANI REGIONALI ONU, AVANTI CON IMPEGNO FUTURO
01 ottobre, 17:37 - (dall'inviato Patrizio Nissirio) (ANSAmed) - Atene - Il Mediterraneo versa in uno stato preoccupante, stretto tra sviluppo edilizio, inquinamento, aumento della popolazione, ma è anche il luogo dove i governi, le organizzazioni internazionali e la società civile fanno più di altre zone del globo per contrastare il degrado, il che mantiene accesa la speranza. Lo pensa Gaetano Leone, l'italiano che coordina il Mediterranean Action Plan, l'iniziativa sotto l'egida dell'Onu che unisce i paesi che si affacciano su uno dei mari più delicati del pianeta per tentare di salvarne l'equilibrio.
''Sarò sincero, lo stato non è buono - spiega Leone, che oggi ha chiuso il 16.mo incontro mondiale dei Regional Seas Programmes, che da 40 anni raggruppano le nazioni nella tutela degli specchi d'acqua che le accomunano - ci sono molti elementi, come l'enorme aumento della popolazione urbana (arriveremo a 500 milioni di abitanti nei prossimi vent'anni), il turismo (il Mediterraneo ospita il 30% del turismo internazionale, che ogni anno fa raddoppiare la popolazione costiera), il commercio, la pesca eccessiva. Vediamo inoltre i primi effetti dell'innalzamento della temperatura: ormai studi come quello del'Ipcc (Intergovernamental panel on climate change) ipotizzano gli effetti del cambiamento climatico sulle aree del Med, come la siccità e fenomeni estremi del meteo''.
Questo per il capitolo cattive notizie, ma c'è anche motivo di ottimismo. ''La cosa buona è che ci sono molti agenti per il cambiamento - spiega Leone, da tre mesi ad Atene con il Map - Abbiamo molti paesi ricchi nella nostra regione, che insieme a quelli della sponda sud lavorano a fini di protezione del mare.
Abbiamo ad esempio inaugurato di recente una grande zona protetta tra Italia, Francia e Spagna. Il Mediterranean Action Plan è stato il primo a partire, tra i Regional Seas program dell'Unep, l'agenzia Onu per la protezione dell'ambiente, già nel 1975. Siamo stati un esempio, con lo strumento legalmente vincolante, che è la Convenzione di Barcellona e i protocolli che l'hanno seguita. Per esempio, sull'importantissimo capitolo dei rifiuti in mare siamo stati in anticipo su tutti gli altri, con accordi di nuovo vincolanti, non solo per la loro riduzione, ma con la ricerca in collegamento con le industrie della plastica, cercando di arrivare a una produzione e un consumo sostenibile. Difendiamo la biodiversità, lavoriamo con l'industria della pesca, andiamo nelle scuole''.
''E, fatto moto importante, nel Mediterraneo c'è una società civile molto cosciente e che si impegna - aggiunge - Si pensi all'Italia, secondo paese donatore della convenzione di Barcellona. C'è tantissimo da fare, ci sono grandi problemi, ma noi ed altri facciamo molto. Molte cose sono piccole ma l'impatto generale è grande. Ed è fondamentale perchè serve un cambiamento''.
La confenza di Atene ha ribadito l'importanza dei Regional seas programmes, con idee per potenziare gli accordi e la cooperazione tra i vari mari regionali, parlando soprattutto del futuro''Per la prima volta abbiamo dato voce ai governi che presiedono le varie convenzioni, e si sono affrontati problemi come quello dei rifiuti marini, dove ognuno ha raccontato la propria esperienza. É stata la prima volta, in quarant'anni'', conclude Leone. Appuntamento a ottobre 2015 a Istanbul.

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