LIBIA: SI LAVORA AD UN GOVERNO DI UNITA' NAZIONALE

(di Marco Galdi) (ANSAmed) - BRUXELLES, 16 MAR - Giovedì prossimo ripartirà a Rabat il negoziato guidato dall'inviato dell'Onu Bernardino Leon per far nascere un governo di unità nazionale in Libia. E a Bruxelles i ministri degli esteri europei, che per la prima volta dopo dieci anni si occupano anche della "dimensione esterna" dei problemi dell'immigrazione strettamente collegati alla crisi in Libia, Siria e Iraq, mettono nero su bianco che "non appena ci sarà un accordo" tra le fazioni libiche, la Ue è "pronta ad aumentare il suo sostegno alla Libia" con "tutti i suoi strumenti". Ed incaricano Federica Mogherini di presentare "proposte di possibili attività di politica di sicurezza e difesa" a sostegno delle "misure di sicurezza" necessarie per stabilizzare il paese, "in stretta collaborazione" con le Nazioni Unite, con lo stesso governo che dovesse nascere a Rabat e con "i partner regionali". Una formula che implica una serie di opzioni, comprese missioni civili e militari, che però dovrebbero in ogni caso essere concordate con le Nazioni Unite.

La proposta finale della Ue, promette Mogherini, sarà comunque portata "al più tardi" sul tavolo del Consiglio esteri del 20 aprile.

Paolo Gentiloni sottolinea che "l'Italia farà la sua parte" e che "sarà in prima linea nel sostenere" il governo di unità nazionale "dal punto di vista del monitoraggio, del sostegno alla sicurezza e della cooperazione economica". E lo farà perché "ne va dell'interesse della sicurezza nazionale".

Mentre si ipotizza l'impiego di corpi come i Carabinieri ("o anche la Polizia di Stato", aggiunge Gentiloni) il ministro degli esteri da una parte sottolinea che per avviare una missione, qualsiasi sia il suo scopo, "la base è che ci sia qualcosa da sorvegliare". "Si può fare monitoraggio e sorveglianza di un percorso di ricostruzione di un governo libico, ma la premessa - osserva - è arrivare a un risultato minimo di riconciliazione nazionale". Risultato che però, nota il ministro, potrebbe essere paradossalmente accelerato proprio dalla minaccia terroristica che finisce per essere un collante tra le fazioni in lotta tra loro in Libia.

In ogni caso, avverte il capo della diplomazia italiana, se missione militare europea ci sarà, in un paese "grande e complicato" come la Libia "non può essere presentata come una missione interventista": farlo "sarebbe un errore". Il suo perimetro, esemplifica, dovrebbe essere "il sostegno ad un processo elettorale", il "monitoraggio di un cessate-il-fuoco" o "l'addestramento di forze di sicurezza". (ANSAmed).

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