ISIS: basta con i sofismi, partiamo dai fatti

Adesso che gli attentati dell’ISIS spaventano il mondo, qualcosa ci dovrebbe indurre a lasciare perdere i sofismi e le discussioni dotte, per impegnarsi in strategie più concrete. Certo la formula magica non ce l’ha nessuno, ma alcuni dati di fatto possono aiutare ad illuminare il percorso.

Prima considerazione: la politica dell’integrazione a tutti i costi ha fallito i suoi apprezzabilissimi obiettivi e i foreign fighters francesi e belgi, ma anche quelli italiani, ne rappresentano l’esempio più evidente. La storia recente ci insegna che l’integrazione non può essere considerata un bene “somministrato”, ma un processo che fa incontrare due volontà: quella di accettare i valori del Paese ospite da parte di chi arriva o nasce in occidente da genitori immigrati; quella di accettare le differenze da parte di chi ospita. Tolleranza non significa rinuncia della propria identità culturale.

Seconda considerazione: le guerre si sa come iniziano ma non si sa mai come finiscono. Quelle in Iraq e in Libia hanno prodotto una forte destabilizzazione in un’area nella quale i governanti locali, nel bene e nel male, mantenevano il delicato sistema in equilibrio. Abbiamo eliminato i dittatori (filo occidentali), ma possiamo dire che quelli che sono arrivati dopo potrebbero essere candidati al nobel per il rispetto dei diritti umani?

Terza: la dialettica tra integralisti (una minoranza crescente ed agguerrita) e islamici moderati può essere risolta solo all’interno del mondo musulmano. Proprio per questo non è produttivo togliere il sostegno ai moderati filo occidentali. Certo non gioca solo la simpatia o l’antipatia: dietro ci sono interessi economici notevoli (il che non scandalizza), ma davanti ad un pericolo così vasto, occorre turarsi il naso e sostenere i leader filo occidentali perché il loro fallimento rappresenterebbe la vittoria della cultura integralista sul modernismo degli islamici più illuminati

Ultima e più importante considerazione: il Mediterraneo è l’area strategica più significativa. La crisi di quest’area si riverbera significativamente sull’Europa intera. I fatti dell’immigrazione di massa lo hanno dimostrato, e siamo solo all’inizio. Solo una integrazione forte dei Paesi che si affacciano sul bacino può rappresentare l’argine di un disastro epocale

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