L'Italia versa all'Europa 109 mld e ne riceve 71: generosità o incapacità di progettare?

l’Italia ha versato all'Europa nel periodo 2007-2013, poco più di 109 miliardi di euro e ne ha ricevuti, attraverso i programmi comunitari, solo 71,8. Dopo la Germania, il Regno Unito e la Francia, siamo il quarto contribuente netto a garantire l'azione dell'Unione, con la differenza che gli atri Paesi citati, grazie ai loro progetti, vedono ritornare quasi tutto ciò che hanno dato. La qualità dei progetti è importante, ma è anche necessario saper passare, nei tempi, alla fase attuativa senza sprechi. I soldi si perdono in mille rivoli e spesso inseriti nel capitolo delle "iniziative a sostegno della cultura locale" vanno a finanziare le sagre di paese. Gli esempi si sprecano: i 70mila euro spesi per l'Afrakà rock festival di Afragola; 500mila per il concorso ippico internazionale di Caserta, 750 mila a Napoli per un concerto di Elton John. Proprio gli sprechi hanno reso i burocrati di Bruxelles particolarmente attenti nell'approvare i progetti italiani.

"La questione dei fondi strutturali europei è lo specchio dei vizi italiani", ha detto in un intervista a La Repubblica l'economista Giulio Sapelli. "In primo luogo pesano le deficienze della tecnocrazia: a Bruxelles spesso inviamo personale scelto non per competenze specifiche, ma per stretta osservanza politica. Il risultato è che, mentre i paesi iberici mettono a punto bandi tagliati sulle esigenze dei singoli paesi, da noi questo non succede". La carenza di professionalità adeguate pesa anche in patria: "Per accedere ai fondi europei occorrono nelle Regioni professionisti preparati sul fronte del diritto comunitario e poliglotti, mentre spesso queste funzioni vengono affidate a fedelissimi del governante di turno", aggiunge Sapelli. Anche quando la competenza c'è, non mancano i problemi. "Nessun paese ha tante società di consulenza sui fondi europei come l'Italia. Significa che, una volta ottenuto il finanziamento, questo spesso si disperde in mille rivoli, per cui all'obiettivo finale arrivano pochi spiccioli. E spesso con tempi lunghi a causa delle lentezze burocratiche".

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