Lago di Massaciuccoli: un programma organico di Azioni, Priorità, Paesaggi.

UN CONTRATTO PER SALVARE E PER RIVITALIZZARE IL LAGO E TUTTO IL SUO ECOSISTEMA

IL PAESAGGIO, NODO di RELAZIONI, ECOSISTEMICHE e di CONTRATTO.

Secondo la Convenzione Europea del Paesaggio, e secondo il Piano Paesistico Regionale, il Paesaggio è l'esito relazionale di tre dinamiche, quelle ambientali (valutate nella loro interazione ecologica sistemica) quelle delle trasformazioni umane, sia storiche che recenti, tutte quante interattive con quelle dello svolgersi delle percezioni, apprendimenti e prefigurazioni, sia sociali che mentali, delle popolazioni. Questo sistema dinamico di relazioni da luogo agli Ambienti di Vita (Paesaggio) delle popolazioni stesse.

Questa visione complessa, interattiva, e un tempo unitaria ma anche piena di tensioni e di contraddizioni, è comunque il legante che tiene insieme la relazione ecologica primaria, quella tra Uomo/Società/Ambiente, fino dalle origini, ed è anche l'idea di Paesaggio contemporanea.

Disponendo allora di questa idea di Paesaggio possiamo ora applicarla al territorio di Massaciuccoli e a tutta la sua complessa situazione.

L'Ambito di riferimento Per un contratto di Lago dobbiamo prendere in considerazione l'intero bacino imbrifero del lago stesso, che in questa situazione significa coinvolgere, oltre la vasta zona del Lago e delle zone umide limitrofe, anche la corona delle colline sovrastanti (insediamenti compresi) , nonché gli emissari, ed anche la fascia di terra e di insediamenti fino al mare, (anch'esso compreso). Tutto questo ambito territoriale costituisce il contesto dell' 'Ecosistema Lago che va assunto in tutta la sua interezza, nelle sue relazioni interne ed anche in quelle esterne.

Rete Ambientale della Versilia

Nuova Civiltà Mediterranea

Leggi tutto...

13 maggio 1978: legge Basaglia 40 anni dopo.

Anche il Prof. Franco Basaglia ha intuito l'importanza terapeutica del Territorio come contesto familiare, lavorativo, relazionale, sociale e storico in cui ognuno nasce, cresce e vive. Il merito di questo psichiatra è stato quello di aver assicurato rispetto e dignità alla persona malata di mente. La legge che porta il suo nome è stata
in parte disattesa nei quaranta anni trascorsi dall'entrata in vigore, tanto che è perfino superfluo sottolinearne l'applicazione solo parziale e spesso formale.La mancata integrazione, inoltre, dell'Ospedale con il Territorio provoca dimissioni non organizzate con ripercussioni negative per i pazienti e per le famiglie. Il raccordo con la rete integrata dei servizi sanitari e sociali territoriali dovrebbe essere fondamentale per assicurare la continuità del percorso di cura e di assistenza.

Il malato di mente continua spesso ad essere spogliato anche dei diritti civili elementari, quale il diritto alla privacy ed al riserbo relativamente ai dati personali.
Di fatto si può sapere quando e chi è diventato un "pubblico matto" , ma l'importante per l'istituzione è che si sappia a voce bassa e con bonaria discrezione. Un altro diritto violato consiste nella mancanza della libera scelta dell'assistenza. Il malato di mente non ha la possibilità, come tutte le persone affette da altra malattia, di scegliere dove farsi visitare o essere ricoverato, in quanto deve rivolgersi solo e sempre al Pronto Soccorso più vicino. Capita di assistere ad un metropolitano via vai anche notturno di ambulanze con pazienti che necessitano di un ricovero dopo aver esposto più volte e a più medici le proprie intime angosce, disperazione se non deliri ed allucinazioni. Il crescente livello di gravità dei pazienti è legato alle precarie condizioni di vita, come per esempio un aumento delle condizioni di
marginalità sociale, favorendo fenomeni di acuzie psichiatriche di particolare intensità e l'aumento delle richieste di aiuto. Il personale Dsm è rappresentato da 29.260 unità. Al di sotto dello standard di almeno 1/1500 abitanti indicato dal Progetto obiettivo di tutela della salute 1998/ 2020. E' necessario provvedere al
potenziamento dei posti letto negli S.P.D.C. per l'accoglienza dell'emergenza psichiatrica. La mancata integrazione, inoltre, dell'Ospedale con il Territorio provoca dimissioni non organizzate con ripercussioni negative per i pazienti e per le famiglie. Il raccordo con la rete integrata dei servizi sanitari e sociali territoriali dovrebbe essere fondamentale per assicurare la continuità del percorso di cura e di assistenza. Il ruolo della famiglia è fondamentale. I familiari dovrebbero avere un riconoscimento adeguato e non semplice appendice perché " se lui sta bene, sto bene anch'io".

Affinchè ogni cittadino sia concretamente in grado di valersi dei diritti che la Costituzione definisce inviolabili occorre che si determini la rooseveltiana liberazione dal " bisogno" e dalla " paura" ed occorre che a tutti sia dato un minimo di garanzia sociale nel rispetto della dignità.

https://www.quotidiano.net/cronaca/legge-basaglia-1.3904067

Leggi tutto...

13 maggio 1978: legge Basaglia 40 anni dopo.

Anche il Prof. Franco Basaglia ha intuito l'importanza terapeutica del Territorio come contesto familiare, lavorativo, relazionale, sociale e storico in cui ognuno nasce, cresce e vive. Il merito di questo psichiatra è stato quello di aver assicurato rispetto e dignità alla persona malata di mente. La legge che porta il suo nome è stata
in parte disattesa nei quaranta anni trascorsi dall'entrata in vigore, tanto che è perfino superfluo sottolinearne l'applicazione solo parziale e spesso formale.La mancata integrazione, inoltre, dell'Ospedale con il Territorio provoca dimissioni non organizzate con ripercussioni negative per i pazienti e per le famiglie. Il raccordo con la rete integrata dei servizi sanitari e sociali territoriali dovrebbe essere fondamentale per assicurare la continuità del percorso di cura e di assistenza.

Il malato di mente continua spesso ad essere spogliato anche dei diritti civili elementari, quale il diritto alla privacy ed al riserbo relativamente ai dati personali.
Di fatto si può sapere quando e chi è diventato un "pubblico matto" , ma l'importante per l'istituzione è che si sappia a voce bassa e con bonaria discrezione. Un altro diritto violato consiste nella mancanza della libera scelta dell'assistenza. Il malato di mente non ha la possibilità, come tutte le persone affette da altra malattia, di scegliere dove farsi visitare o essere ricoverato, in quanto deve rivolgersi solo e sempre al Pronto Soccorso più vicino. Capita di assistere ad un metropolitano via vai anche notturno di ambulanze con pazienti che necessitano di un ricovero dopo aver esposto più volte e a più medici le proprie intime angosce, disperazione se non deliri ed allucinazioni. Il crescente livello di gravità dei pazienti è legato alle precarie condizioni di vita, come per esempio un aumento delle condizioni di
marginalità sociale, favorendo fenomeni di acuzie psichiatriche di particolare intensità e l'aumento delle richieste di aiuto. Il personale Dsm è rappresentato da 29.260 unità. Al di sotto dello standard di almeno 1/1500 abitanti indicato dal Progetto obiettivo di tutela della salute 1998/ 2020. E' necessario provvedere al
potenziamento dei posti letto negli S.P.D.C. per l'accoglienza dell'emergenza psichiatrica. La mancata integrazione, inoltre, dell'Ospedale con il Territorio provoca dimissioni non organizzate con ripercussioni negative per i pazienti e per le famiglie. Il raccordo con la rete integrata dei servizi sanitari e sociali territoriali dovrebbe essere fondamentale per assicurare la continuità del percorso di cura e di assistenza. Il ruolo della famiglia è fondamentale. I familiari dovrebbero avere un riconoscimento adeguato e non semplice appendice perché " se lui sta bene, sto bene anch'io".

Affinchè ogni cittadino sia concretamente in grado di valersi dei diritti che la Costituzione definisce inviolabili occorre che si determini la rooseveltiana liberazione dal " bisogno" e dalla " paura" ed occorre che a tutti sia dato un minimo di garanzia sociale nel rispetto della dignità.

https://www.quotidiano.net/cronaca/legge-basaglia-1.3904067

Leggi tutto...

Migrazione

di Alessia Brogi - C'è un equivoco che condiziona le politiche migratorie in Italia e in Europa ed è una sorta di malinteso sul significato di due termini tra loro contigui ma molto distanti sul piano concreto. La locuzione "immigrazione", oggetto del diritto, è sovrapposta a "migrazione", espressione che ha a che fare con il diverso campo delle politiche economiche. Quando intere popolazioni – col bagaglio delle proprie tradizioni, lingua, religione, usanze, etica condivisa – si spostano in massa, anche se attraverso un flusso lento, da un territorio ad un altro più promettente, siamo di fronte ad una "migrazione". Quando invece un singolo individuo, o un gruppo limitato (anche se numeroso), decide di trasferirsi in cerca di situazioni più favorevoli o propizie, siamo di fronte all'immigrazione. Nel primo caso – la
migrazione – è un popolo ed una cultura ad occupare nuovi spazi; nel caso dell'immigrazione il singolo accetta di integrasi altrove, cioè di accettare nuove regole legali, nuova lingua e nuova cultura (pur mantenendo, semmai, l'etica della sua gente e quasi sempre la fede religiosa). L'immigrazione, attenendo a comportamenti del singolo (colui che intende entrare e soggiornare in Italia), può essere come ogni condotta regolata dalla legge. Nessun ordinamento giuridico, però, può pensare di contenere le ondate migratorie con lo strumento legislativo, poiché quest'ultimo è idoneo a censurare il singolo ma non si presta a sanzionare le moltitudini indiscriminate. Le migrazioni sono ondate capaci di rompere le barriere delle leggi, poiché sono sospinte dall'irresistibile molla dello squilibrio economico.


Per contrastarle servono quindi politiche economiche e non leggi di pubblica sicurezza. Il modello corrente lascia sullo sfondo questo problema, la cui soluzione è peraltro ardua riguardando la totale redistribuzione della ricchezza, e tratta migrazioni ed immigrazione in maniera indistinta, cioè attraverso l'emanazione di leggi che tendono a controllare il comportamento dei singoli. Ogni Stato - secondo il trattato di Maastricht - è sovrano (pur nei limiti tracciati dalle Direttive UE), nel decidere la condizione giuridica dello straniero sul proprio suolo. L'ingresso, il soggiorno, l'integrazione, l'insieme di diritti e di doveri è perciò affare di ciascun ordinamento sovrano. Detto in termini un po' ruvidi è l'affermazione del "principio di estraneità": se lo straniero intende insediarsi in Italia lo deve fare alle condizioni imposte dall'ordinamento ospite. Il campo della nostra ricerca non attiene alle strategie geo-politiche-economiche, ma alla gestione del fenomeno nell'ambito dell'ordinamento statuale. Profughi e Immigrati economici: una distinzione tracciata nella Costituzione della Repubblica Italiana

Il differente stato giuridico di "profughi" o "richiedenti asilo" ed "immigrati" è configurato nei commi 2 e 3 dell'art. 10 della Costituzione.

Degli immigrati tout court si occupa il comma 2 che recita: "La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali". Quindi, lo stato giuridico dello straniero è oggetto di autonome (seppure internazionalmente condizionate) scelte interne, riservate al Parlamento (in termini tecnici si parla di una riserva di legge) che deve provvedere in armonia con gli strumenti internazionali (trattati, accodi, ecc.; sulla conformità della legge ordinaria, in materia di stranieri ai trattati ed alle convenzioni internazionali vedesi anche Corte Cost., sent. 15 - 21 giugno 1979, n. 54).

Quale è la sostanza? Possiamo dire in estrema sintesi che lo straniero non ha alcun diritto di entrare in Italia, ma al più una posizione giuridicamente tutelata
(tradotto in termini giuridici: un interesse legittimo). Per quanto riguarda la natura della legislazione vigente, ogni legge sull'immigrazione riposa su due pilastri: la regolamentazione dei flussi da un lato; la lotta alla clandestinità dall'altro. Per via di questo secondo aspetto, la normativa in materia di immigrazione
presenta inevitabilmente forti connotazioni di pubblica sicurezza per gli aspetti che attengono al controllo dell'ingresso e successivamente del soggiorno illegittimo.

Dei c.d. profughi o richiedenti asilo si occupa il comma 3, secondo cui: "Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge".
In sostanza, a differenza dell'immigrato, il profugo vanta il "diritto"- il quale deve essere accertato dall'autorità ospitante - dientrare e soggiornare in Italia.

Trattandosi di un diritto di ingresso e soggiorno, che peraltro trova fondamento nel trattato di Ginevra, l'Italia ha il dovere di accogliere iprofughi, di valutarne la richiesta d'asilo e di rendere effettive le possibilità di un soggiorno dignitoso. Uno scenario problematico. Alla luce del quadro statistico illustrato in premessa, è evidente che le strutture normative-operative atte ad affrontare la tematicadell'immigrazione e delle migrazioni si palesano oggi inadeguate alla dimensione del fenomeno. La causa risiede soprattutto nella velocità dei cambiamenti avvenuti nel mondo globalizzato.

Gli strumenti normativi erano stati concepiti, per quanto riguarda gli immigrati economici, confidando nella capacità del sistema di mantenere attivo un flusso
controllato di ingressi (il cui numero fosse calibrato sulla capacità di assorbimento economico e di integrazione), riducendo ad un numero marginale i casi di irregolarità nei confronti dei quali procedere con gli strumenti coattivi dell'espulsione (o del rimpatrio). Per quanto riguarda i profughi, non erano concepibili, nell'assetto geo-politico fino ad un decennio fa, i sommovimenti generati dalla crisi sui Balcani prima, dalla guerra in Iraq poi, dalla "primavera araba", dalla guerra in Siria.

Possiamo grossolanamente dire che la vigente normativa è maturata pensando ad un assetto geo-politico che non c'è più: cioè quello che precedeva il "crollo del muro di Berlino" . In un mondo diviso in due blocchi era meno forte la spinta migratoria da oriente verso occidente e da sud verso nord.

A prescindere dalle cause, la constatazione da cui parte il nostro studio riguarda la necessità di dare una lettura diversa al problema dell'integrazione ed a quello dell'accoglienza dei profughi, nell'intento di indicare gli strumenti operativi più adatti. Distinguere rapidamente i profughi dai clandestini si può fare, nel rispetto del diritto internazionale, e si può anche modificare l'iter del rilascio dei permessi di soggiorno recuperando forze di polizia sul territorio. Giurisdizionalizzazione della procedura attualmente in capo alle commissioni (procedura amministrativa) dando rilievo sin da subito all'esercizio del diritto soggettivo del profugo e possibilità di selezionare le domande d'asilo rigettando in tempi brevi quelle irricevibili e rendendo possibile il rimpatrio immediato. Ai profughi che fanno domanda deve essere garantito il diritto d'asilo: allora perché non trasferire la competenza a decidere ai giudici di pace, con udienze e decisioni rapide? L'immigrato sarebbe assistito da un legale e quindi più garantito, ma il giudice potrebbe dichiarare già da subito l' irricevibilità delle istanze di coloro che provengono da nazioni dove non c'è né
la guerra né la persecuzione. Al rigetto della domanda conseguirebbe l'immediato respingimento in frontiera: l'onere dell'accoglienza rimarrebbe solo per coloro la cui richiesta è giudicata fin dall'inizio fondata. Si risparmierebbe tempo e denaro. Si pensi che solo per il funzionamento delle commissioni per l'asilo si spendono più di 10 milioni di euro ogni anno. Non solo, ma anche le procedure del rilascio del permesso e del rinnovo degli stranieri regolari presenti in Italia possono essere
riviste. In ogni comune c'è uno sportello per gli immigrati, ma poi lo straniero deve presentarsi in questura, dove i poliziotti trattano la burocrazia dei permessi invece che dare la caccia agli irregolari. Lo snellimento delle procedure di rilascio del permesso di soggiorno ed una più rapida individuazione e rimpatrio degli immigrati clandestini che sbarcano insieme ai profughi eviterà l'aumento dei soggetti che vivono in clandestinità, con un effetto disincentivante per coloro che tentano la traversata. Passare le procedure ai Comuni comporterebbe un aggravio minimo, e le risorse economiche per le procedure di soggiorno potrebbero essere trasferite dallo Stato agli enti locali. Perché un regolare integrato deve continuare a mettersi in fila negli uffici di polizia? E soprattutto perché ad occuparsi di lui deve essere un poliziotto, che invece vorremmo vedere sulla strada a garantire il controllo del territorio? Perché un regolare integrato deve continuare a mettersi in fila negli uffici di polizia? E soprattutto perché ad occuparsi di lui deve essere un poliziotto, che invece vorremmo vedere sulla strada a garantire il controllo del territorio?

Leggi tutto...
Sottoscrivi questo feed RSS