Migrazione

di Alessia Brogi - C'è un equivoco che condiziona le politiche migratorie in Italia e in Europa ed è una sorta di malinteso sul significato di due termini tra loro contigui ma molto distanti sul piano concreto. La locuzione "immigrazione", oggetto del diritto, è sovrapposta a "migrazione", espressione che ha a che fare con il diverso campo delle politiche economiche. Quando intere popolazioni – col bagaglio delle proprie tradizioni, lingua, religione, usanze, etica condivisa – si spostano in massa, anche se attraverso un flusso lento, da un territorio ad un altro più promettente, siamo di fronte ad una "migrazione". Quando invece un singolo individuo, o un gruppo limitato (anche se numeroso), decide di trasferirsi in cerca di situazioni più favorevoli o propizie, siamo di fronte all'immigrazione. Nel primo caso – la
migrazione – è un popolo ed una cultura ad occupare nuovi spazi; nel caso dell'immigrazione il singolo accetta di integrasi altrove, cioè di accettare nuove regole legali, nuova lingua e nuova cultura (pur mantenendo, semmai, l'etica della sua gente e quasi sempre la fede religiosa). L'immigrazione, attenendo a comportamenti del singolo (colui che intende entrare e soggiornare in Italia), può essere come ogni condotta regolata dalla legge. Nessun ordinamento giuridico, però, può pensare di contenere le ondate migratorie con lo strumento legislativo, poiché quest'ultimo è idoneo a censurare il singolo ma non si presta a sanzionare le moltitudini indiscriminate. Le migrazioni sono ondate capaci di rompere le barriere delle leggi, poiché sono sospinte dall'irresistibile molla dello squilibrio economico.


Per contrastarle servono quindi politiche economiche e non leggi di pubblica sicurezza. Il modello corrente lascia sullo sfondo questo problema, la cui soluzione è peraltro ardua riguardando la totale redistribuzione della ricchezza, e tratta migrazioni ed immigrazione in maniera indistinta, cioè attraverso l'emanazione di leggi che tendono a controllare il comportamento dei singoli. Ogni Stato - secondo il trattato di Maastricht - è sovrano (pur nei limiti tracciati dalle Direttive UE), nel decidere la condizione giuridica dello straniero sul proprio suolo. L'ingresso, il soggiorno, l'integrazione, l'insieme di diritti e di doveri è perciò affare di ciascun ordinamento sovrano. Detto in termini un po' ruvidi è l'affermazione del "principio di estraneità": se lo straniero intende insediarsi in Italia lo deve fare alle condizioni imposte dall'ordinamento ospite. Il campo della nostra ricerca non attiene alle strategie geo-politiche-economiche, ma alla gestione del fenomeno nell'ambito dell'ordinamento statuale. Profughi e Immigrati economici: una distinzione tracciata nella Costituzione della Repubblica Italiana

Il differente stato giuridico di "profughi" o "richiedenti asilo" ed "immigrati" è configurato nei commi 2 e 3 dell'art. 10 della Costituzione.

Degli immigrati tout court si occupa il comma 2 che recita: "La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali". Quindi, lo stato giuridico dello straniero è oggetto di autonome (seppure internazionalmente condizionate) scelte interne, riservate al Parlamento (in termini tecnici si parla di una riserva di legge) che deve provvedere in armonia con gli strumenti internazionali (trattati, accodi, ecc.; sulla conformità della legge ordinaria, in materia di stranieri ai trattati ed alle convenzioni internazionali vedesi anche Corte Cost., sent. 15 - 21 giugno 1979, n. 54).

Quale è la sostanza? Possiamo dire in estrema sintesi che lo straniero non ha alcun diritto di entrare in Italia, ma al più una posizione giuridicamente tutelata
(tradotto in termini giuridici: un interesse legittimo). Per quanto riguarda la natura della legislazione vigente, ogni legge sull'immigrazione riposa su due pilastri: la regolamentazione dei flussi da un lato; la lotta alla clandestinità dall'altro. Per via di questo secondo aspetto, la normativa in materia di immigrazione
presenta inevitabilmente forti connotazioni di pubblica sicurezza per gli aspetti che attengono al controllo dell'ingresso e successivamente del soggiorno illegittimo.

Dei c.d. profughi o richiedenti asilo si occupa il comma 3, secondo cui: "Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge".
In sostanza, a differenza dell'immigrato, il profugo vanta il "diritto"- il quale deve essere accertato dall'autorità ospitante - dientrare e soggiornare in Italia.

Trattandosi di un diritto di ingresso e soggiorno, che peraltro trova fondamento nel trattato di Ginevra, l'Italia ha il dovere di accogliere iprofughi, di valutarne la richiesta d'asilo e di rendere effettive le possibilità di un soggiorno dignitoso. Uno scenario problematico. Alla luce del quadro statistico illustrato in premessa, è evidente che le strutture normative-operative atte ad affrontare la tematicadell'immigrazione e delle migrazioni si palesano oggi inadeguate alla dimensione del fenomeno. La causa risiede soprattutto nella velocità dei cambiamenti avvenuti nel mondo globalizzato.

Gli strumenti normativi erano stati concepiti, per quanto riguarda gli immigrati economici, confidando nella capacità del sistema di mantenere attivo un flusso
controllato di ingressi (il cui numero fosse calibrato sulla capacità di assorbimento economico e di integrazione), riducendo ad un numero marginale i casi di irregolarità nei confronti dei quali procedere con gli strumenti coattivi dell'espulsione (o del rimpatrio). Per quanto riguarda i profughi, non erano concepibili, nell'assetto geo-politico fino ad un decennio fa, i sommovimenti generati dalla crisi sui Balcani prima, dalla guerra in Iraq poi, dalla "primavera araba", dalla guerra in Siria.

Possiamo grossolanamente dire che la vigente normativa è maturata pensando ad un assetto geo-politico che non c'è più: cioè quello che precedeva il "crollo del muro di Berlino" . In un mondo diviso in due blocchi era meno forte la spinta migratoria da oriente verso occidente e da sud verso nord.

A prescindere dalle cause, la constatazione da cui parte il nostro studio riguarda la necessità di dare una lettura diversa al problema dell'integrazione ed a quello dell'accoglienza dei profughi, nell'intento di indicare gli strumenti operativi più adatti. Distinguere rapidamente i profughi dai clandestini si può fare, nel rispetto del diritto internazionale, e si può anche modificare l'iter del rilascio dei permessi di soggiorno recuperando forze di polizia sul territorio. Giurisdizionalizzazione della procedura attualmente in capo alle commissioni (procedura amministrativa) dando rilievo sin da subito all'esercizio del diritto soggettivo del profugo e possibilità di selezionare le domande d'asilo rigettando in tempi brevi quelle irricevibili e rendendo possibile il rimpatrio immediato. Ai profughi che fanno domanda deve essere garantito il diritto d'asilo: allora perché non trasferire la competenza a decidere ai giudici di pace, con udienze e decisioni rapide? L'immigrato sarebbe assistito da un legale e quindi più garantito, ma il giudice potrebbe dichiarare già da subito l' irricevibilità delle istanze di coloro che provengono da nazioni dove non c'è né
la guerra né la persecuzione. Al rigetto della domanda conseguirebbe l'immediato respingimento in frontiera: l'onere dell'accoglienza rimarrebbe solo per coloro la cui richiesta è giudicata fin dall'inizio fondata. Si risparmierebbe tempo e denaro. Si pensi che solo per il funzionamento delle commissioni per l'asilo si spendono più di 10 milioni di euro ogni anno. Non solo, ma anche le procedure del rilascio del permesso e del rinnovo degli stranieri regolari presenti in Italia possono essere
riviste. In ogni comune c'è uno sportello per gli immigrati, ma poi lo straniero deve presentarsi in questura, dove i poliziotti trattano la burocrazia dei permessi invece che dare la caccia agli irregolari. Lo snellimento delle procedure di rilascio del permesso di soggiorno ed una più rapida individuazione e rimpatrio degli immigrati clandestini che sbarcano insieme ai profughi eviterà l'aumento dei soggetti che vivono in clandestinità, con un effetto disincentivante per coloro che tentano la traversata. Passare le procedure ai Comuni comporterebbe un aggravio minimo, e le risorse economiche per le procedure di soggiorno potrebbero essere trasferite dallo Stato agli enti locali. Perché un regolare integrato deve continuare a mettersi in fila negli uffici di polizia? E soprattutto perché ad occuparsi di lui deve essere un poliziotto, che invece vorremmo vedere sulla strada a garantire il controllo del territorio? Perché un regolare integrato deve continuare a mettersi in fila negli uffici di polizia? E soprattutto perché ad occuparsi di lui deve essere un poliziotto, che invece vorremmo vedere sulla strada a garantire il controllo del territorio?

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Anacronistico impedire l'accesso al Sistema Di Indagine ( SDI) alle Polizie Locali.

Di Alessia Brogi - Il tema della sicurezza, per la sua complessità, comporta una stratificazione di competenze, che fanno capo prevalentemente alle Autorità Statali, Prefettura, Questura, Commissariati di P.S., presidi dell'Arma dei Carabinieri, Comandi della Guardia di Finanza. La popolazione stanziale e quella turistica, non di meno, avverte sempre più la necessità di rapportarsi con l'Amministrazione Comunale, individuando nel Sindaco, il responsabile e, allo stesso tempo, il garante della
qualità urbana e della tranquillità pubblica.


Questo impone al Sindaco di inserire nel proprio programma di governo della città azioni volte a potenziare le condizioni di sicurezza al fine di attenuare il senso di insicurezza diffusa. A tal fine, «anche in attuazione dell'art. 118, comma 3, della Costituzione», il d.l. n. 14/2017 prevede una serie di strumenti di coordinamento, a partire dall'adozione di «linee generali» per la promozione della sicurezza integrata, adottate dalla Conferenza Unificata su proposta del Ministro dell'Interno. L'art. 2 del Decreto legge 20/02/2017 n. 14 (coordinato con con la legge di conversione 18/04/2017 n. 48) elenca le linee generali delle politiche per la promozione della sicurezza integrata volte ad individuare strumenti di collaborazione tra le Forze di polizia statali e locali, con particolare riferimento allo scambio informativo, all'interconnessione delle rispettive sale operative a livello territoriale e alla previsione di forme integrate di aggiornamento professionale. Le continue richieste
pervenute dal territorio e dall'ANCI di accesso al Sistema Di Indagine in uso alle altre Forze di Polizia (SDI) alle Polizia Locali hanno costretto il Viminale a diramare alcune indicazioni. In una circolare del 12 gennaio 2018 del Dipartimento di P.S. del Ministero dell'Interno sono state date indicazioni riguardo all'accesso al Sistema Centralizzato Nazionale Targhe e Transiti ( SCNTT)che ha, tra i numerosi scopi, quello di realizzare un'unica Banca Dati per tutti i transiti registrati dei sistemi periferici di videosorveglianza; di acquisire e distribuire ai sistemi periferici le liste nazionali delle targhe rubate, di quelle segnalate agli uffici di polizia e di quelle non revisionate e la lista delle targhe rubate viene generata dalla Banca Dati SDI. Per il momento, si legge nella circolare, l'integrazione delle due banche dati
rappresenterà un primo tassello nella costruzione del sistema sicurezza urbana integrata disegnato dal Decreto Minniti (D.L.n.14 /2017). L'integrazione dei sistemi di video sorveglianza comunali con il sistema nazionale targhe e transiti dei veicoli rubati incontra molti limiti operativi per la Polizia Locale (molti comuni non hanno un sistema di videosorveglianza) e questo impedisce, di fatto, l'attivazione del servizio. Se il controllo dei veicoli circolanti rubati "rappresenta un obiettivo imprescindibile della sicurezza urbana integrata introdotta lo scorso anno con il "Decreto sulla sicurezza delle città", sono necessari tutti quegli adempimenti finalizzati a rendere operativo in concreto l'acceso delle Polizie Locali alla Banca Dati.

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Le politiche della Sicurezza Stradale.

di Alessia Brogi - Sono più di 250 gli operatori delle Forze di Polizia che hanno aderito al Convegno organizzato dalla Fondazione ASAPS per la Sicurezza Stradale e Urbana in collaborazione con ANCUPM presso l'Hotel Principe di Piemonte a Viareggio. La Giornata di studi ha visto succedersi illustri relatori che, coordinati da Alessia Brogi come moderatrice, hanno presentato agli astanti esperienze, riflessioni e suggerimenti sulle politiche di sicurezza stradale.


 

Dopo i saluti delle autorità locali e l'apertura dei lavori di Ugo Terracciano, Presidente della Fondazione ASAPS SSU, gli intereventi iniziali di Diego Porta (Comandante PL Roma) e Luigi Altamura (Comandante PL Verona) hanno delineato le difficoltà operative e gli sviluppi normativi in tema di sicurezza urbana mentre, successivamente, Stefano Donati (Dirigente Comune di Bari) ha illustrato alcune criticità delle attività del S.U.A.P. dopo il Decreto S.C.I.A. 2

In merito alle tecniche di intervento nelle funzioni di Polizia Giudiziaria, i relatori Luciano Garofano (Generale Carabinieri cong., Presidente Accademia Italiana Scienze Forensi) e Franco Morizio (Comandante PL, Resp. Sez. PL Accademia Scienze Forensi) hanno esposto alcuni casi pratici al fine di delineare le misure idonee per l'acquisizione delle prove e per il loro repertamento. Dall'indagine tradizionale all'indagine scientifica, gli illustri esperti hanno posto in rilievo il ruolo della prova scientifica nell'attività investigativa e in quella processuale.

Nella seconda parte della giornata, l'attenzione è stata focalizzata sulle tecniche di infortunistica stradale grazie agli interventi di Matteo Maria Berti (Ufficiale PL Firenze) e Bruno Marusso (consigliere GIESSE). A seguire, Raffaele Chianca e Gianluca Fazzolari (consiglieri Fondazione ASAPS SSU) hanno fornito esempi concreti e modalità di controllo sia per ciò che concerne il falso documentale sia per l'esame del veicolo straniero. L'interesse dimostrato dalle istituzioni locali e dagli operatori giunti da diverse regioni dimostra come il tema della sicurezza stradale sia un bene caro a tutti: a chi cerca quotidianamente di offrire un servizio efficiente al cittadino e a chi da cittadino necessita della professionalità delle Forze di Polizia, come i genitori di Francesco Ticci e Angela Palermo, ospiti al convegno, i quali hanno brevemente raccontato le tragiche esperienze vissute a causa di un incidente stradale.

 

 

https://www.asaps.it/62480-_fondazione_asaps_grande_affluenza_di_partecipanti_al_convegno_di_viareggio__le_.html

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L' UNIONE EUROPEA RICEVE MOLTO DAL MARE.

Nel mondo economico, politico e culturale, anche in Europa, sempre più spesso si pone l'accento sull'importanza del Mediterraneo, il mare che vede in posizione centrale e strategica il nostro Paese.

L'Italia non solo occupa una posizione geografica di primo piano, nell'area del Mediterraneo, ma rappresenta il centro di una identità culturale riconosciuta da millenni. Sul piano delle politiche internazionali, a riprova di questo grande valore, anche nel mondo politico emerge sempre di più la necessità di puntare sul Mediterraneo per controbilanciare il peso del nostro Paese e della nostra cultura rispetto a quello dei Paesi dell'europa continentale.


Insomma, sottesa a questi a tutti questi ragionamenti affiora l'idea di una "civiltà mediterranea" da riscoprire.

Di qui è nata l'idea di valorizzare il patrimonio storico, culturale e paesaggistico del territorio promuovere una rete di imprese e di comitati di cittadini attraverso la partecipazione e organizzando eventi, convegni e corsi di formazione. L'obiettivo è promuovere una consapevolezza ed un riconoscimento della nostra cultura nel Mediterraneo e in Europa e costruire una rete di interscabio culturale e di denuncia di situazioni critiche vigilando sulla soluzione delle importanti questioni che affliggono l'Italia e il nostro territorio. Risciopriamo il valore della nostra tradizione e della nostra cultura. Insieme possiamo farcela!

Aderisci alla nostra idea registrandoti sul blog: Nuova Civiltà Mediterranea.

Visita il sito: http://www.nuovaciviltamediterranea.it

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Grazie e buone feste.

Alessia Brogi

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