Il principio di tutela preventiva dell' ambiente ed il potere di pianificazione urbanistica. Esempi di inciviltà.

Di Alessia Brogi - Il potere di pianificazione territoriale deve tener conto sia delle potenzialità edificatorie dei suoli in relazione alle effettive esigenze di abitazione della comunità, ma soprattutto dei valori ambientali e paesaggistici e delle esigenze di tutela della salute e della vita salubre degli abitanti. Importante è il modello di sviluppo che vogliamo imprimere ai luoghi stessi, in considerazione della loro tradizione, ubicazione e storia. Determinante è la partecipazione dei cittadini al procedimento pianificatore del territorio.

Il potere di pianificazione urbanistica non è funzionale solo all'interesse pubblico e all'ordinato sviluppo edilizio del territorio, ma è funzionalmente rivolto alla realizzazione di una pluralità di interessi pubblici, che trovano il loro fondamento in valori costituzionalmente garantiti. Il principio di precauzione è l'ago della bilancia e fa sì che la tutela dell'ambiente e della salute abbia la meglio sulla libertà di iniziativa economica. Gli atti autorizzativi di interventi edilizi e la localizzazione di opere pubbliche, che costituiscono esercizio di pianificazione urbana, nella misura in cui possano comportare danno per l'ambiente possono essere oggetto di impugnazione da parte delle associazioni ambientaliste. La giurisprudenza comunitaria conferisce alla procedura di Valutazione di Impatto Ambientale un ruolo strategico, valorizzando le disposizioni delle Direttive dell'Unione Europea, che evidenziano come la politica comunitaria dell'ambiente consista nell'evitare fin dall'inizio inquinamenti ed altri danni all'ambiente, anziché combatterne successivamente gli effetti. La finalità della normativa di tutela dell'ambiente è quella di
preservare il territorio, puntando l'accento sullo sviluppo rispettoso dell'ambiente e sull'economia di qualità, la green economy. L'idea di base è che la protezione della biodiversità non possa più essere considerata in modo indipendente dai bisogni umani. Il patto uomo e natura è l'esempio di una civiltà del territorio.

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Il Mediterraneo è un "mare di plastica": 250 miliardi di microframmenti minacciano le acque ed entrano nella nostra catena alimentare

Inquina ma è invisibile: si chiama microplastica ed è fatta di frammenti infinitesimali della dimensione di un terzo di millimetro. Nel mediterraneo – stando alla ricerca scientifica "tara mediterranee" ancora in corso fino a novembre - ne galleggiano nello strato superficiale dell'acqua marina almeno 250 miliardi di microframmenti. Solo nelle acque italiane ne è stata stimata una quantità che va da 13 mila a 350 microframmenti.

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Lo stress idrico alimenterà conflitti ed immigrazione verso occidente

ENTRO IL 2040 SICCITA' IN MEDIO ORIENTE – LO SRESS IDRICO ALIMENTERA' CONFLITTI ED EMMIGRAZIONE VERSO OCCIDENTE

I ricercatori lo chiamano "stress idrico", ma più semplicemente potremmo dire "siccità". E' il problema che porterà la sete entro il 2040 in ben 33 Paesi, 14 dei quali distribuiti nella sola area mediorientale. Non è solamente un problema di ambiente, ma anche di instabilità dell'area interessata. Gli esperti sottolineano come la ridotta disponibilità di acqua abbia probabilmente contribuito alle rivolte scoppiate in Siria e sfociate poi nella guerra civile. "Il calo delle risorse idriche - si legge nel rapporto - è stato tra i fattori che hanno costretto 1,5 milioni di persone, in maggioranza agricoltori e pastori, a lasciare le loro terre per trasferirsi nelle aree urbane aumentando così la destabilizzazione generale del Paese". Questo fenomeno avrebbe inoltre giocato un ruolo importante nel lungo conflitto tra Israele e i Territori palestinesi.

http://www.tgcom24.mediaset.it/green/sos-acqua-33-paesi-rischiano-lo-stress-idrico-estremo-entro-il-2040_2130491-201502a.shtml

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