Il principio di tutela preventiva dell' ambiente ed il potere di pianificazione urbanistica. Esempi di inciviltà.

Di Alessia Brogi - Il potere di pianificazione territoriale deve tener conto sia delle potenzialità edificatorie dei suoli in relazione alle effettive esigenze di abitazione della comunità, ma soprattutto dei valori ambientali e paesaggistici e delle esigenze di tutela della salute e della vita salubre degli abitanti. Importante è il modello di sviluppo che vogliamo imprimere ai luoghi stessi, in considerazione della loro tradizione, ubicazione e storia. Determinante è la partecipazione dei cittadini al procedimento pianificatore del territorio.

Il potere di pianificazione urbanistica non è funzionale solo all'interesse pubblico e all'ordinato sviluppo edilizio del territorio, ma è funzionalmente rivolto alla realizzazione di una pluralità di interessi pubblici, che trovano il loro fondamento in valori costituzionalmente garantiti. Il principio di precauzione è l'ago della bilancia e fa sì che la tutela dell'ambiente e della salute abbia la meglio sulla libertà di iniziativa economica. Gli atti autorizzativi di interventi edilizi e la localizzazione di opere pubbliche, che costituiscono esercizio di pianificazione urbana, nella misura in cui possano comportare danno per l'ambiente possono essere oggetto di impugnazione da parte delle associazioni ambientaliste. La giurisprudenza comunitaria conferisce alla procedura di Valutazione di Impatto Ambientale un ruolo strategico, valorizzando le disposizioni delle Direttive dell'Unione Europea, che evidenziano come la politica comunitaria dell'ambiente consista nell'evitare fin dall'inizio inquinamenti ed altri danni all'ambiente, anziché combatterne successivamente gli effetti. La finalità della normativa di tutela dell'ambiente è quella di
preservare il territorio, puntando l'accento sullo sviluppo rispettoso dell'ambiente e sull'economia di qualità, la green economy. L'idea di base è che la protezione della biodiversità non possa più essere considerata in modo indipendente dai bisogni umani. Il patto uomo e natura è l'esempio di una civiltà del territorio.

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RETE AMBIENTALE VERSILIA – “Salviamo il lago di Massaciuccoli”.

"Salviamo il lago di Massaciuccoli": ecco il progetto di Rete Ambientale della Versilia.

L'azione per la riduzione del carico inquinante delle acque del lago passa obbligatoriamente anche attraverso la riduzione dei nitrati e fosfati provenienti dagli insediamenti civili ed industriali, con il completamento e ristrutturazione delle reti fognarie e dei relativi depuratori.


Inevitabilmente occorre intervenire anche sul deficit idrico, prevedendo il riutilizzo delle acque reflue effluenti dagli impianti di depurazione come risorsa idrica alternativa a favore del comparto orto-floro-vivaistico e per gli altri usi consentiti mediante la realizzazione di un acquedotto consortile, cosi come previsto nell'"Accordo Integrativo per la tutela delle risorse idriche dell'Entroterra Versiliese e della Costa" del 16 marzo 2006 e mai realizzato. E tutte le altre buone pratiche che permettano il risparmio quali il recupero e il riutilizzo dell'acqua piovana proveniente dai pluviali, il ricorso a tecniche irrigue più efficaci, ecc..

Necessita pertanto un piano che coraggiosamente sia in grado di affrontare e risolvere le contraddizioni tra sviluppo economico e difesa dell'ambiente, tenendo necessariamente conto delle radici storico-culturali e che sia frutto di un confronto continuo tra singoli cittadini, movimenti, associazioni, portatori di interesse, operatori economici e amministratori.

Uno strumento prezioso in proposito è costituito dal Paesaggio, così come pensato nella Convenzione Europea, un nodo di relazioni sociali, mentali, e ambientali che si manifestano nelle raffigurazioni, nelle percezioni e nelle culture contemporanee fino a divenire un'idea condivisa dei Luoghi della Vita e del loro divenire/agire, che in questo delicato momento del Lago di Massaciuccoli e dei suoi abitanti può risultare un'esperienza di grande aiuto proprio nella fase di transizione.

Come Rete Ambientale della Versilia abbiamo messo a punto un progetto che prende in considerazione tutte le criticità ambientali, economiche e culturali e propone soluzioni per ripristinare la vita dell'ecosistema e facilitare la realizzazione delle opportunità che il Lago di Massaciuccoli può offrire a tutta la Versilia e oltre. Il fenomeno della subsidenza ha determinato un elevato gradiente idraulico tra il livello del lago e il franco di bonifica; franco che ad oggi (-3,4 m dal l.m.m.) gli attuali impianti idrovori, giunti ormai al limite della loro efficienza, non riescono ad abbassare ulteriormente, con la conseguenza che alcune aree non risultano più coltivabili.

Per poter mantenere nel futuro un franco di coltivazione adeguato, idoneo a continuare la coltivazione delle aree bonificate, sarebbero necessari nuovi e più potenti impianti idrovori che risulterebbero, però, insostenibili economicamente sia come costi di realizzazione, che di consumo energetico.

Conseguentemente l'inarrestabile fenomeno della subsidenza condurrà, a distanza di un decennio, ad un abbassamento tale dei terreni che risulteranno allagati e pertanto non coltivabili.

Pertanto, utilizzando i fondi previsti per il "tubone" e quelli risparmiati dal consumo energetico per il funzionamento degli impianti idrovori, si potrebbe effettuare un riallagamento programmato che permetterebbe di governarne la trasformazione senza esserne travolti.

Necessita trovare soluzioni alternative per un'agricoltura compatibile con la nuova situazione idraulica, che in futuro porterà ad una progressiva espansione delle zone allagate. Tali soluzioni passano obbligatoriamente attraverso colture alternative idrofile come il riso (già coltivato intorno al Lago di Massaciuccoli all'inizio del secolo scorso-Riso Bimbo), a quelle legate alla filiera della canapa già coltivata fino agli anni '60 e oggi adatta per usi alimentari, cosmetici e di fitorimediazione di terreni contaminati da sostanze tossiche e metalli pesanti, ad attività legate all'allevamento di bufale e all'utilizzo della fragmites e del falasco per la bioedilizia (coperture e isolanti termici), allo sfalcio del falasco, in grado di sottrarre sostanze nutrienti alle acque e del suo riutilizzo come biomassa in qualità di ammendante negli impianti di compostaggio.

Il riallagamento programmato della bonifica, abbinato a diversi sistemi di aratura dei terreni torbosi, quali la minima lavorazione del terreno oppure praticando la semina diretta sui residui coltivati del raccolto precedente in un solo passaggio senza smuovere il terreno, comporterebbe la drastica riduzione dei nitrati e dei fosfati, i maggior responsabili dell'eutrofizzazione del lago oltre la riduzione di emissioni di CO2.

Forse una economia più povera della attuale, ma in grado di garantire ancora una destinazione agricola delle aree della bonifica e meritevole di investimenti pubblici.

Anticipare il processo naturale del riallagamento significa, oltre che sostenere una agricoltura più compatibile, risolvere una serie dei problemi legati al lago a partire: dalla riduzione del carico di nutrienti, dei solidi sospesi, del deficit idrico e della riduzione della subsidenza.

Riallagare significa, rinaturalizzare ed arricchire la biodiversità, sviluppare una valorizzazione turistico-naturalista che restituisca un territorio ospitale legato alle tradizioni storico-culturali, alla produzione di prodotti a marchio Parco quali riso, mozzarella di bufala e prodotti provenienti dalla lavorazione delle erbe palustri, ad itinerari ciclo pedonali ed a cavallo, ad attività sportive e ricreative che al tempo stesso siano in grado creare una microeconomia capillare e virtuosa basata sull'accoglienza.

https://www.tgregione.it/ambiente/salviamo-lago-massaciuccoli-progetto-rete-ambientale-della-versilia/

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Il Mediterraneo è un "mare di plastica": 250 miliardi di microframmenti minacciano le acque ed entrano nella nostra catena alimentare

Inquina ma è invisibile: si chiama microplastica ed è fatta di frammenti infinitesimali della dimensione di un terzo di millimetro. Nel mediterraneo – stando alla ricerca scientifica "tara mediterranee" ancora in corso fino a novembre - ne galleggiano nello strato superficiale dell'acqua marina almeno 250 miliardi di microframmenti. Solo nelle acque italiane ne è stata stimata una quantità che va da 13 mila a 350 microframmenti.

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